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lunedì 28 settembre 2026

Racconto sufi : la chiave sotto il lampione


Un passante vide un uomo cercare qualcosa per terra, sotto un lampione. «Che cosa hai perso?», chiese. «La chiave di casa», rispose l’uomo. Cercarono insieme, ma niente.

Dopo un po’, il passante domandò: «Sei sicuro di averla persa qui?» «No», disse l’uomo. «L’ho persa dall’altra parte della strada. Ma lì è buio, qui c’è luce».

Morale finale: spesso cerchiamo soluzioni dove è comodo, non dove è vero. La luce migliore è quella che illumina il punto giusto, non quella che ci fa sentire al sicuro.

martedì 21 luglio 2026

Racconto sufi : il nodo e la corda


Un discepolo mostrò al maestro una corda piena di nodi. «Aiutami a scioglierli», disse. Il maestro iniziò a tirare forte. I nodi si strinsero ancora di più.

Allora il discepolo disse: «Così non funziona». Il maestro sorrise: «Esatto. Molti tirano la vita quando sentono un nodo. Ma un nodo si scioglie avvicinandosi, guardandolo, toccandolo con pazienza».

Morale finale: la forza non sempre libera. In certi passaggi serve delicatezza, e il coraggio di restare presenti.

giovedì 26 marzo 2026

Racconto sufi : la tazza già piena

Un uomo andò da un maestro e disse: «Insegnami la verità. Voglio capire». Il maestro lo invitò a sedersi e versò del tè in una tazza. Continuò a versare anche quando la tazza era piena: il tè traboccò sul tavolo.«Basta!», esclamò l’uomo. «Non vedi che è piena?» Il maestro annuì: «Così sei anche tu. Pieno di idee e conclusioni. Se vuoi che entri qualcosa di nuovo, prima serve spazio».

Morale: quando crediamo di sapere già, smettiamo di ascoltare. La comprensione nasce da un vuoto gentile, non da un pieno affollato.

lunedì 26 febbraio 2024

Una storia sufi: Settant'anni

 


Un vecchio si recò dal medico. Quando gli ebbe spiegato che le sue facoltà intellettuali declinavano, il medico rispose:
«Questo è dovuto alla tua età avanzata!»
«La mia vista, anch’essa, si indebolisce!»
«Ma è perché tu sei vecchio!»
«Ho dei forti dolori alla schiena.»
«Non è che l’effetto della vecchiaia!»
«Non digerisco nulla di quello che mangio.»
«Se il tuo stomaco è debole, la responsabilità è dovuta alla tua età avanzata!»
«E, quando respiro, il mio petto è oppresso.»
«È normale. Tu sei vecchio! E la vecchiaia porta con sè dei malanni!»
Il vecchio allora si infastidì:
«Specie d’idiota! Cosa significano questi bei discorsi? Tu non conosci nulla della scienza della medicina. Tu sei più ignorante di un asino! Dio ha creato un rimedio per ogni male, ma tu l’ignori! È così che hai imparato il tuo mestiere?»
Il medico replicò:
«Tu hai più di settant’anni! È a questo che sono dovute la tua collera e le tue amare parole».

Ill: Arab old man painting by the algerian painter Hamri Abdelkarim

lunedì 12 giugno 2023

La vacca e l'isola ( una storia sufi)

 


Una vacca viveva in solitudine su un’isola verdeggiante. Ci pascolava sino al calar della sera, e così di giorno ingrassava. La notte, non vedendo più l’erba, si preoccupava di ciò che avrebbe mangiato l’indomani, e questa preoccupazione la rendeva magra come una piuma.All’alba il prato ritornava verde ed essa si rimetteva a brucare con appetito bovino sino al tramonto. Ingrassava così nuovamente e si rimetteva in forze. Ma, la notte successiva, ricominciava a lamentarsi e a dimagrire.Il tempo avrebbe continuato a passare inutilmente perché la vacca non avrebbe mai capito di avere alcun motivo di preoccuparsi visto che il pascolo non diminuiva.Il tuo ego è questa vacca e l’isola è l’universo. La paura dell’indomani fa dimagrire la vacca. Non preoccuparti del tuo futuro. Meglio badare al presente. È anni che tu mangi, e i doni di Dio non sono per questo diminuiti. 

sabato 8 ottobre 2022

Pulire lo specchio del cuore (racconto sufi)


Un giorno, un Sufi incontrò un amico afflitto e pieno di sconforto. Gliene chiese il motivo. Ma l’amico non seppe cosa rispondere:
«Non so. Sono in questo stato d’afflizione da quasi due settimane. Non so che fare. Hai un suggerimento?»
«Prova a pulire lo specchio del tuo cuore. Sono certo che ti sentirai meglio!», rispose il Sufi.
«Ma cosa significa?», chiese nuovamente l’amico in tono sorpreso.
«Far derivare la felicità da vicende belle o brutte, da qualcuno o da qualcosa, prima o poi conduce allo stato in cui ti trovi. Si dimentica così che la felicità la possediamo da sempre dentro di noi, nel cuore. Cercarla al di fuori di noi stessi è pura follia. Questo significa pulire lo specchio del cuore», concluse il Sufi. 

mercoledì 18 maggio 2022

Cos'è vero? (racconto sufi)


All’ora di cena, un uomo disse alla moglie:
«Portami del formaggio. Non è detto forse che il formaggio stimola l’appetito e rende allegri per il suo buon gusto?».
«Ma non abbiamo in casa del formaggio!», rispose la moglie.
«Ottimamente!», rispose il marito. «Non è forse detto che il formaggio è pesante per lo stomaco e gommoso per i denti ?».
«Ma allora», domandò perplessa la moglie, «quale delle due affermazioni è vera?».
«La prima, se a casa c’è del formaggio. Altrimenti, la seconda!», rispose il marito.

lunedì 2 agosto 2021

Una contrarietà peggiore


"Padre, ho perso le monete d'oro che mi avevi affidato" disse il figlio del mercante.

"Non importa "replicò il mercante. "Cerca piuttosto di non farlo sapere in giro."

"Perché?" domandò il giovane, stupito. 

"Perché puoi rimediare alla perdita dell'oro", disse il mercante, "ma non al sarcasmo della gente!".



venerdì 10 gennaio 2020

II racconto delle sabbie




Nato da remote montagne, un fiume solcò molte regioni per raggiungere finalmente le sabbie del deserto. Provò a superare questo ostacolo così come aveva fatto con gli altri, ma si accorse che, man mano che scorreva nella sabbia, le sue acque sparivano.
Era convinto, tuttavia, che era suo destino attraversare quel deserto, eppure non ci riusciva ... Fu allora che una voce nascosta, proveniente dal deserto stesso, mormorò: "II vento attraversa il deserto; il fiume può fare altrettanto".
Il fiume obiettò che, sebbene si lanciasse contro la sabbia, l'unico risultato era di essere assorbito, mentre il vento poteva volare e, quindi, attraversare il deserto.
"Lanciandoti nel tuo solito modo, il deserto non ti permetterà di attraversarlo. Potrai solo sparire o diventare una palude. Devi permettere al vento di trasportarti fino a destinazione". "Ma com'è possibile?".
"Lasciandoti assorbire dal vento".
Era un'idea inaccettabile per il fiume. In fin dei conti, non era mai stato assorbito prima d'ora. Non voleva perdere la sua individualità: una volta persa, come essere sicuri di poterla ritrovare?
La sabbia rispose: "II vento svolge questa funzione: assorbe l'acqua, la trasporta al di sopra del deserto, poi la lascia ricadere. Cadendo sotto forma di pioggia, l'acqua ridiventa fiume".
"Come posso sapere che è la verità?".
"È così. Se non ci credi, potrai solo diventare una palude, e anche per questo ci vorranno anni e anni; e, comunque, non sarai più un fiume".
"Ma non posso rimanere lo stesso fiume?".
"In entrambi i casi non puoi rimanere lo stesso fiume", rispose il mormorio, "la parte essenziale di tè viene portata via e forma di nuovo un fiume. Oggi porti questo nome perché non sai quale parte di tè è quella essenziale".
Queste parole risvegliarono certi echi nella memoria del fiume. Si ricordò vagamente di uno stato in cui egli - o forse una parte di sé? - era stato tra le braccia del vento. Si ricordò anche - ma era veramente un ricordo? - che questa era la cosa giusta, e non necessariamente la cosa più ovvia, da fare. Allora il fiume innalzò i suoi vapori verso le braccia accoglienti del vento. Questi, dolcemente e senza sforzo, li sollevò e li portò lontano, lasciandoli ricadere delicatamente non appena raggiunsero la cima di una montagna molto, molto lontana. Ed è proprio perché aveva dubitato, che il fiume poté ricordare e imprimere con più forza nella sua mente i dettagli della sua esperienza. "Sì, ora conosco la mia vera identità", si disse. Il fiume stava imparando. Ma le sabbie mormoravano: "Noi sappiamo, perché lo vediamo accadere giorno dopo giorno e perché noi, le sabbie, ci estendiamo dal fiume alla montagna".
Ecco perché si dice che la via che permette al fiume della vita di proseguire il suo viaggio è scritta nelle sabbie.
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Questa bellissima storia si ritrova in molte lingue nella tradizione orale. Circola quasi sempre fra i dervisci e i loro allievi. È stata usata nella Rosa mistica del giardino del rè, di Sir fairfax Cartwright (pubblicato in Inghilterra nel 1899). Questa versione proviene da Awad Afifi il tunisino, morto nel 1870.


martedì 1 ottobre 2019

L'uccello indiano



Un mercante teneva un uccello in gabbia. Dovendo recarsi in India, paese originario dell'uccello, gli chiese se desiderava che gli riportasse qualcosa da quel paese. L'uccello chiese di ottenere la sua libertà, ma il mercante gliela negò. Allora lo pregò di recarsi in una certa giungla dell'India e di annunciare la sua cattività a tutti gli uccelli che vivevano in libertà.
È ciò che fece il mercante, ma aveva appena finito di parlare quando un uccello selvatico, simile in tutto al suo, cadde esangue ai piedi del ramo sul quale era appollaiato.
Il mercante pensò allora che doveva sicuramente trattarsi di un parente prossimo dell'uccello in gabbia, e fu addolorato di aver causato la sua morte.
Quando fu di ritorno, l'uccello gli chiese se portava buone notizie dall'India.
"Ahimè, no", disse il mercante, "temo che le notizie siano brutte! Uno dei tuoi parenti prossimi è stramazzato ai miei piedi quando ho parlato della tua cattività".
Aveva appena pronunciato queste parole, quando l'uccello indiano stramazzò a sua volta nella gabbia. ^ "La notizia della morte del suo parente ha ucciso anche lui", pensò il mercante. Era desolato; lo raccolse e andò a poggiarlo sul davanzale della finestra. All'istante, l'uccello tomo in vita e volò sul ramo più vicino.
"Ora sai", disse l'uccello al mercante, "che ciò che per tè era una calamità, per me era una buona notizia. E nota come il messaggio, cioè come comportarmi per riacquistare la mia libertà, mi è stato trasmesso proprio da tè, mio carceriere". E volò via, finalmente libero.


Una favola di Rumi
http://www.sufi.it/

sabato 26 marzo 2016

La leggenda del fiume e delle sabbie (una storia sufi)


Questa storia Sufi è una parabola carica di metafore che può solo essere compresa pienamente solo attraverso l’intelligenza del cuore. Una storia che  “deve essere assimilata, sorseggiata come un tè, goduta in uno stato d’animo rilassato”.


Un fiume,
dalla sorgente sulle montagne lontane,
dopo aver attraversato paesaggi
di ogni genere e forma,
raggiunse alla fine le sabbie del deserto.
Come aveva superato ogni altro ostacolo,
il fiume cercò di superare anche questo,
ma correndo nella sabbia s’accorse
che le sue acque scomparivano.

Era comunque convinto che il suo destino
fosse di attraversare questo deserto,
anche se non c’era mezzo per farlo.
Allora una voce nascosta,
che veniva dal deserto stesso, bisbigliò:
“II vento attraversa il deserto,
così può farlo il fiume”.

Il fiume obiettò
che si era lanciato con forza nella sabbia
con l’unico risultato di esserne assorbito,
mentre il vento poteva volare
e per questo riusciva ad attraversare il deserto.

“Lanciandoti con violenza
come sei abituato a fare,
non andrai mai dall’altra parte:
potrai scomparire e diventare un acquitrino.
Devi lasciare che il vento
ti trasporti dall’altra parte,
alla tua meta”.

“Ma come può accadere?”.
Lasciandoti assorbire nel vento”.
Il fiume non poteva accettare un’idea simile.
Dopotutto non era mai stato assorbito prima.
Non voleva perdere la sua Individualità.
E una volta persa,
come poteva sapere
se l’avrebbe mai riacquistata?

“Il vento”, disse la sabbia,
“ha questa funzione.
Solleva l’acqua verso l’alto,
la trasporta oltre il deserto,
quindi la lascia ricadere.
Cadendo come pioggia,
l’acqua diventa di nuovo un fiume”.

“Come posso essere sicuro che questo è vero?”.

“E’ così, e se non ci credi,
non diventerai altro che un acquitrino,
e anche in questo caso
potrebbero occorrere molti, molti anni;
e di certo non sarai mai più  un fiume”.

“Ma non posso restare lo stesso fiume
che sono ora?”.

“In nessun caso potresti”,
disse il sussurro.
“La tua parte essenziale viene trasportata lontano
e forma di nuovo un fiume.
Anche oggi vieni chiamato ‘fiume’
perché non sai quale parte in te
è quella essenziale”.

Nel sentire questo,
nei pensieri del fiume
iniziarono a risuonare echi lontani.
Vagamente,
ricordò uno stato in cui lui
– oppure era una parte di lui? –
era stato portato nelle braccia di un vento.
E ricordò anche
– oppure l’aveva fatto? —
che quella era la cosa reale da fare,
anche se non necessariamente la più ovvia.

Per cui il fiume levò il suo vapore
nelle braccia accoglienti del vento,
che dolcemente e con semplicità
lo fece salire verso l’alto e lo portò lontano,
per poi lasciarlo cadere delicatamente,
non appena raggiunsero la cima di una montagna,
molte, moltissime miglia più in là.
E poiché aveva avuto questi dubbi,
il fiume era ora in grado di ricordare
e conservare
in modo più vivo nella sua mente
i dettagli dell’esperienza.

Egli rifletteva:

“Sì, ora ho appreso la mia vera identità”.

Il fiume stava imparando.
Ma le sabbie sussurravano: “Noi sappiamo,
perché lo vediamo accadere giorno dopo giorno;
e perché noi, le sabbie,
ci estendiamo senza interruzione
dal fiume fino alla montagna”.

Per questo è detto
che il cammino lungo il quale il fiume della vita
deve continuare il suo viaggio
è scritto nelle sabbie.

Osho


sabato 16 maggio 2015

Il mendicante



Un mendicante si recò da un imperatore e gli disse:" Se mi farai la carità, esiste una condizione". L'imperatore aveva visto molti mendicanti, ma mai qualcuno che ponesse condizioni. Questo mendicante era davvero strano, un uomo con molto potere, era un mistico sufi. Aveva fascino, carisma e la sua personalità aveva un'aura. Persino l'imperatore provò un po' di gelosia. Di che condizioni parlava?

L'imperatore gli chiese: "Che cosa intendi dire? Quale condizione?".
Il mendicante rispose: "Questa è la mia condizione: accetto la tua carità solo se riesci a riempirmi completamente la ciotola".
Si trattava di una piccola ciotola da mendicante e il re rispose: "Che cosa credi che sia? Un mendicante? Credi che non possa riempire questa piccola e lurida ciotola?".
Il mendicante rispose: "Ho pensato fosse meglio dirtelo prima, perché dopo potresti avere dei problemi. Se pensi di poterla riempire, riempila".
Il re convocò il suo visir e gli ordinò di riempirla di pietre preziose: diamanti, rubini, smeraldi... che questo mendicante sappia con chi sta parlando!
Ma ecco sorgere le difficoltà. La ciotola veniva riempita, ma il re era sbalordito: non appena le pietre cadevano nella ciotola, scomparivano. Il re divenne furioso e disse al suo visir: "A costo di perdere il mio regno e di svuotare i mie forzieri, non voglio che questo mendicante mi sconfigga. Sarebbe troppo!". 
Si narra che tutti i tesori scomparirono e pian piano il re divenne un mendicante; ci vollero mesi... e il mendicante era ancora lì e il re era lì, tutta la popolazione della capitale era presente e si domandava che cosa stava succedendo, che cosa sarebbe accaduto perché tutto scompariva nella ciotola. Alla fine il re cadde ai piedi del mendicante e gli disse: "Perdonami, ma prima di partire devi dirmi una cosa. Qual'è il segreto di questa ciotola? Tutto è scomparso all'interno!".
Il mendicante rise e rispose: "E' fatta di ego umano. Ho costruito questa ciotola con l'ego umano: tutto scompare all'interno e nulla lo soddisfa mai"


domenica 2 novembre 2014

Musica su una nota sola


C’era una volta un uomo che viveva in un villaggio dell’Armenia, commerciava in tappeti con tutti gli abitanti del villaggio e di tutti i villaggi dei dintorni, ed aveva una certa reputazione locale di saggezza.
Conduceva una vita molto ritirata e viveva solo, finche un giorno decise di prendere moglie e sposò una ragazza del villaggio vicino, di parecchi anni più giovane.
La loro vita scorreva tranquilla: ogni sera l’uomo tornava dalla sua bottega, e mentre la moglie preparava la cena faceva un pò di musica per una mezz’ora.
La moglie ascoltava in silenzio, sorvegliando la zuppa o l’arrosto. A dire il vero, le sembrò presto che in quella musica ci fosse qualcosa di strano, e avrebbe voluto chiedere cosa fosse, ma a quel tempo le donne non facevano domande indiscrete ai loro mariti, il che è come dire che non ne facevano praticamente mai.
Una sera capì improvvisamente che cosa stava succedendo: suo marito suonava una nota sola, sempre la stessa!
La cosa le sembrò strana, ma non disse nulla per paura di fare domande sciocche, oltre che indiscrete.
Così passavano gli anni, finché, dopo diciannove anni di matrimonio, non poté più trattenersi e parlò così:
” Perdona la mia impertinenza, caro marito, ma è da tempo che vorrei rivolgerti una domanda. Ho sentito altre    persone suonare il tuo strumento ed anche altri strumenti. E’ vero che a volte si suonano note molto lunghe, ma non ho mai sentito nessuno suonare sempre la stessa nota per anni e anni, senza cambiare mai. Che specie di musica è mai questa? ”
L’ uomo la guardò a lungo in silenzio, quasi incredulo, poi sospirando e scuotendo la testa rispose:
” O donna, lunga di capelli e corta di comprendonio, mostro di curiosità e di sfrontatezza, grande in verità è la tua impudenza! Tuttavia sappi che coloro che suonano molte note fanno così perché cercano la loro nota, mentre io l’ho trovata molto tempo fa.”

martedì 1 aprile 2014

Ignoranza e conoscenza


Il discepolo di un Sufi si vantava delle proprie cognizioni.
Ma un giorno fu trovato impreparato, non riuscendo ad affrontare una certa questione.
Allora si recò dal suo maestro, per chiedere consiglio.
Come molti Sufi, questo saggio leggeva nel pensiero e disse:”So già cosa ti è successo. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso!”
“Che vuoi dire?”, replicò il discepolo.
“Mi spiegherò meglio.
Come pensi sia riuscito ad attingere le mie conoscenze?
“Poiché non ci arriveresti, te lo dirò io. Non ho fatto altro che chiedere istruzioni, ogni volta che ignoravo qualcosa.
“Se tu fingi di conoscere certe nozioni, come potrai mai possederle?
“D’ora in poi dà retta a me: ciò che non sai, ammetti di non saperlo. Solo in questo consiste la vera conoscenza.”

tratto da: "101 storie sufi"

Ill: Meeting of Sufi Saints. Mughal painting, circa 1645 AD. National Museum


martedì 12 giugno 2012

Un atto d'amore

L'uomo osservava lo spettacolo: una formica stava trainando un grumo di terra, 
che sembrava pesantissimo. Si muoveva lentamente, per lo sforzo enorme.
L'uomo disse: "Perché sprechi le tue forze? Non vedi che non ce la fai?".
L'insetto senza scomporsi rispose:" Tu sei un uomo e non capisci il valore dei miei sforzi.
"Vedo che resti perplesso: le mie parole non ti persuadono!
"Sappi allora che agisco per amore .
"Devo sgombrare il passo a una femmina. Solo così mi concederà le sue attenzioni.
"Per il momento non può raggiungermi, poiché la soglia della sua dimora è bloccata.
"Ma, spostando questa collinetta, le permetterò di venire accanto a me.
"Certo, rischio di vacillare e di farmi soffocare dal carico.
"D'altra parte, una vita senza amore è inutile.
"Non capisci che, nell'impresa, ho solo da guadagnare?".

mercoledì 21 marzo 2012

La poesia persiana di Hafiz

Il saggio

                                       Ero perso con lo sguardo verso il mare
ero perso con lo sguardo nell'orizzonte   
tutto e  tutto appariva come  uguale ; 
poi ho scoperto una rosa in un angolo  di  mondo,
ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione   
di essere imprigionata fra le spine   
non l'ho colta ma l'ho protetta con  le mie mani,   
non l'ho colta ma con lei ho condiviso  il profumo  
e le spine, tutte quante.
Ah, stenderei il mio cuore come un tappeto sotto i tuoi passi,
ma temo per i tuoi piedi le spine di cui lo trafiggi.

Hafiz


Poeta persiano e mistico sufi, Hafiz nacque nel 1325 a Shiraz, in Persia (l'attuale Iran). Il suo vero nome era Muhammad Shams ad-Din. Hafiz vuol dire " Colui che conosce il Corano a memoria". La sua famosa opera Divan (Canzoniere), comprende oltre  500 componimenti. Muore nel 1389.

lunedì 5 marzo 2012

La donna più bella


A volte le convinzioni sono tanto deboli da venire estirpate facilmente. 
Un sedicente Sufi andò alla sorgente a rifornirsi d'acqua e vi trovò una bellissima ragazza. 
Per l'occasione, non poté trattenersi da questa dichiarazione: " Sei stupenda, accettami come sposo."
" Ti piaccio veramente?", chiese la fanciulla.
" Ma certo, sei la donna più bella che abbia mai visto!" rispose il Sufi.
" In tal caso, visto che ami la bellezza, sappi che alle tue spalle sta arrivando una fanciulla ancora più affascinante. In confronto a lei, io appaio persino sgradevole!"
Il Sufi si voltò di scatto, ma non vide nessuno.
La ragazza disse:" Mi ami tanto che il solo pensiero di una donna più bella basta a farti girare la testa!"
E dopo queste parole svanì nel nulla, da dove era venuta.


                         8  marzo: festa della donna
           
                Auguri !




lunedì 15 agosto 2011

Bayazid al- Bistami


Tayfur Abu Yazid al-Bistami, conosciuto anche come Bayazid Bistami è considerato uno dei primi importanti maestri sufi dell'Islam. Bayazid, agiva talvolta deliberatamente contro le forme e i rituali esteriori dell'Islam e una volta accadde che, di ritorno dalla Mecca, si fermasse nella città iraniana di Rey. 
I cittadini che lo veneravano, si precipitarono ad accoglierlo creando una grande agitazione nella città. Bayazid che era proprio stanco di quell'adulazione, attese finché non giunse al mercato. Là comprò una pagnotta e iniziò a sbocconcellarla di fronte a tutti i suoi seguaci. Era un giorno di digiuno nel mese di Ramadan, ma Bayazid riteneva che il suo viaggio giustificasse pienamente l'infrazione alla regola religiosa. 
I suoi seguaci non la pensavano però così. Rimasero così scandalizzati dal suo comportamento che lo lasciarono immediatamente solo e tornarono a casa. Bayazid soddisfatto, fece osservare a un discepolo: "Nota come nel momento in cui ho fatto qualcosa di contrario alle loro aspettative la loro venerazione per me è scomparsa."

sabato 28 agosto 2010

una storia sufi

Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo.
Non si era fatto male, ma non poteva più uscirne.
L'asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre il proprietario pensava al da farsi.
Finalmente il contadino prese una decisione crudele: concluse che l'asino era ormai molto vecchio e che non serviva più a nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo.
Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l'animale dal pozzo.
Al contrario chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l'asino.Ognuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra dentro al pozzo.
L'asino non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo con lui e pianse disperatamente. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto.
Il contadino alla fine guardò verso il fondo del pozzo e rimase sorpreso da quello che vide.
Ad ogni palata di terra che gli cadeva addosso, l'asino se ne liberava, scrollandosela dalla groppa, facendola cadere e salendoci sopra.
In questo modo, in poco tempo, tutti videro come l'asino riuscì ad arrivare fino all'imboccatura del pozzo, oltrepassare il bordo e uscirne trottando.


Ricorda le cinque regole per essere felice:
1- Libera il tuo cuore dall'odio
2- Libera la tua mente dalle preoccupazioni.
3- Semplifica la tua vita.
4- Da'di più e aspettati meno.
5- Ama di più e... accetta la terra che ti tirano addosso, poiché essa può costituire la soluzione e non il problema

lunedì 2 novembre 2009

Poesia sufi



Nasciamo senza portare nulla,
moriamo senza poter
portare nulla,
ed in mezzo,
nell'eterno che si
ricongiunge nel breve
battito delle ciglia,
litighiamo per
possedere qualcosa.


  N.Nur-ad-Din

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