venerdì 28 giugno 2013

I libri di Najim:

Afghanistan, dove Dio viene solo per piangere 


Shirin-Gol ricorda ancora le montagne dell'Indu Kusch non devastate dalle bombe. Viveva, da bambina, in uno sperduto villaggio di montagna  e la sua vita pareva già decisa, fissata secondo tradizioni radicate da secoli. Poi arrivarono i russi e iniziò una guerra stupida che si portò via padri, fratelli, mariti. Da allora Shirin-Gol non ha smesso di fuggire: dalla fame, dalla miseria, dalla negazione dei più elementari diritti umani, dai soldati dell'Armata Rossa, dai mujahedin, dai talebani, da decenni di efferate faide fratricide che hanno devastato l'anima del suo paese. Data in moglie a quattordici anni per onorare un debito di gioco ha dato alla luce i suoi figli, ha lottato disperatamente per la sua famiglia, ha imparato a leggere, a scrivere, a pensare. Quella di Shirin-Gol è la storia di una donna oppressa ma non vinta, che dà voce a milioni di donne senza voce, senza volto e senza corpo. È una storia di lotta, di coraggio, di speranza che non vuole morire, nonostante tutto e tutti. Una storia che ci aiuta a capire perché da sempre il fanatismo religioso è terrorizzato dalla serena forza del femminile.

Il capitolo primo inizia così:
" In Afghanistan quasi tutti i nomi propri hanno un significato. Shirin-Gol significa Dolce Fiore. Forse perché, proprio nel momento in cui lei nasceva, sua madre aveva visto un fiore, un fiore che emanava un fragrante profumo. O forse quel nome non è che un frutto dell'immaginazione, nient'altro che una romanticheria. Forse la madre di Shirin-Gol, che, come tutte le madri di questo mondo, per la nascita di quell'altro figlio aveva patito grandi dolori, proprio in quel momento si era chiesta come avrebbe fatto ad allattare un altro bambino se aveva il corpo stremato ed i seni avvizziti. Forse si era sentita sollevata quando, finalmente,  il bambino era uscito dal suo corpo e aveva visto che si trattava solo di una femmina. Perché se Shirin- Gol fosse stata un maschio, avrebbe avuto bisogno di quantità maggiori di latte e avrebbe dovuto dedicargli maggiori attenzioni. Avrebbe dovuto portarlo spesso in braccio, avrebbe dovuto organizzare una festa per la sua nascita e ammazzare una pecora, avrebbe dovuto trovare del denaro per la sua circoncisione e portarlo dal mullah affinché imparasse il Corano. No, Allah è misericordioso e questa volta, la nona, le ha mandato solo una femmina."
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Siba Shakib

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mercoledì 12 giugno 2013

Proverbi arabi


Puoi portare un cammello alla fonte ma non costringerlo a bere.
*
Non bastano tutti i cammelli del deserto per comprarti un amico.
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Bisogna che il caso rivolti la formica perché essa veda il cielo. 
                                                                        *
Dio ha creato terre coperte di acque perché l’uomo le abitasse; 
poi ha creato il deserto, perché l’uomo vi trovasse la sua anima.

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