giovedì 29 maggio 2014

Proverbio libanese



                              Se vuoi un raccolto per un anno, pianta il grano; 
                              se vuoi un raccolto di dieci anni, pianta alberi; 
                              se vuoi un raccolto per cento anni, educa un popolo.

ill: An Arab School – The School Of Sultan Hassan - FredericK Goodall ( 1822-1904, English)

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mercoledì 7 maggio 2014

Harem: la musica e la danza




Nel Medioevo donne di “straordinaria bellezza” venivano acquistate al mercato degli schiavi o rapite come bottino di guerra, per essere portate nei palazzi di uomini potenti, califfi, sultani e ricchi mercanti. Alcune di queste ragazze venivano impiegate per i lavori domestici, altre  più fortunate, erano affidate dal padrone dell’harem, ad esperti maestri in modo che potessero imparare a cantare,  a ballare, a recitare poesie e a suonare strumenti musicali. Nel Palazzo vi era la sala della musica, dove solo gli insegnanti e le studentesse potevano avervi accesso, e naturalmente le persone addette alle pulizie. Nell'harem, da sempre, avevano luogo piccoli concerti, serate di canto e spettacoli teatrali tipicamente turchi. Sopratutto apprezzata era la danza. Le schiave-ballerine più esperte godevano di maggiore libertà, potevano perfino recarsi a studiare in casa dei più famosi maestri, accompagnate da due donne anziane ed erano ammesse a competere con musicisti e poeti nelle grandi feste organizzate nei palazzi che duravano anche tutta la notte. Il corpo di ballo era composto da dieci danzatrici più una capodanzatrice e un'apprendista. In particolare eseguivano la danza kocek (che nel resto del paese era eseguita invece da giovanotti vestiti da donna), caratterizzata da sonagli d'ottone alle dita, o da nacchere; oppure la tavsan oyunu (danza del coniglio). Per ogni tipo di danza le ballerine vestivano costumi tradizionali, caratteristici di ciascuna. L’accompagnamento musicale veniva effettuato con strumenti musicali come il liuto ('ud), il violino, il tamburello (duff), le nacchere (çalpâre), il flauto (ney) , e una sorta di liuto chiamato tambur. Quando, con la fine dell’Impero Ottomano nel 1909, l’harem fu sciolto, le donne uscirono dalla loro gabbia dorata. Qualcuna  riuscì a  ritornare dalla sua famiglia, altre impiegarono le arti imparate nell’ harem per guadagnarsi la vita.

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