lunedì 17 gennaio 2011

Abbigliamento nel mondo arabo tra passato e presente: chador



Il Chador è l'abito tradizionale iraniano. Il suo nome deriva dal persiano "ciâdar" e consiste in un tipo di mantello che copre il corpo e la testa facendo emergere solo il viso. Generalmente  nero e lungo fino ai piedi, ha la forma di un semi cerchio di stoffa senza fessure ed è tenuto chiuso con le mani o con i denti. In passato le donne indossavano dei chador bianchi o a fantasia e utilizzavano quelli di color nero solo per i funerali; il volto veniva coperto con un velo bianco rettangolare (ruband) che iniziava sotto gli occhi.
Nel 1935 lo scià Reza Pahlavi, in connessione con il suo programma di modernizzazione, proibì l’uso di questo indumento. La polizia arrestava le donne che lo portavano e le obbligava a toglierlo. Questa norma scandalizzò il clero sciita e anche molte donne comuni, per le quali apparire in pubblico a viso scoperto era paragonabile alla nudità, ma venne accolta positivamente dai cittadini occidentalizzati e dagli uomini e dalle donne della classe dirigente, che vedevano la cosa in termini liberali come primo passo per garantire dei diritti alle donne.
Dopo la rivoluzione islamica, nel 1979, il governo iraniano, intervenne nuovamente sulla questione e ripristinò l’uso del velo rendendolo obbligatorio nei luoghi pubblici  e seguendo le idee dell'Ayatollah Khomeini, si considerò il nero come colore ideale per questo indumento. Non venne però ripristinato l’uso del velo che copriva il viso. Il chador è comunque il simbolo dell’Iran, e della legge islamica che lo governa. Per alcune donne è garanzia di libertà e di protezione, per altre segno e strumento di oppressione. Oggigiorno,  le leggi che regolano la pratica dell'hijab sono diventate meno severe e il chador è popolare soprattutto  tra le donne più povere, che tendono ad essere più devote. Inoltre, la popolarità di questo indumento varia anche in base all'area geografica; ad esempio, quasi tutte le donne portano il chador a Esfahan ma poche donne lo portano a Teheran.


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