domenica 4 febbraio 2018

San Valentino nei paesi arabi.



La festa di san Valentino, celebrata in gran parte del mondo, soprattutto in Europa, nelle Americhe e in Estremo Oriente , è penetrata anche nel mondo arabo, grazie all’informazione globalizzata che avviene tramite i mezzi di comunicazione, internet prima di tutto. La ricorrenza però trova, in questi paesi, una forte resistenza da parte delle autorità, essendo considerata immorale e corrotta come tutto ciò che proviene dall’Occidente. 
In Arabia Saudita, ad esempio, celebrare il giorno di San Valentino è vietato da un’interpretazione restrittiva della legge islamica. Festeggiando si inneggerebbe ad un santo cristiano e si incoraggerebbero i “rapporti immorali” tra uomini e donne non sposati. Per scongiurare il rischio che la popolazione cominci a far proprie tradizioni e stili di vita tipici dell’Occidente, in Arabia Saudita è stata addirittura istituita la Commissione per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio, che si è prontamente messa all’opera per far rimuovere dai negozi ogni cosa ricordi la ricorrenza cristiana. I commercianti sono stati invitati a rimuovere le rose rosse, carta di imballaggio, orsacchiotti, scatole da regalo ed ogni oggetto commercializzato per l’occasione. A causa dei stringenti divieti è nato una sorta di mercato nero delle rose, con i fiorai costretti a consegnare i mazzi di fiori durante la notte o di mattina presto per evitare di essere sorpresi dai controlli della polizia.
In Iran le autorità temono la crescente diffusione dell’anniversario. San Valentino è diventato sempre più popolare in un paese dove il 70% della popolazione ha meno di 30 anni di età e dove i negozi hanno cominciato a fare affari d’oro nel business dei regali per gli innamorati. Ma anche qui sono arrivati i divieti. Il regime ha bandito ogni festeggiamento ed ogni oggetto che ricordi la giornata dell’amore. Il divieto di festeggiare San Valentino si aggiunge ad un lungo elenco di divieti come quello di ascoltare la musica occidentale, di presentarsi in maniera troppo appariscente, di menzionare ricette straniere nei media, di ridere nei corridoi degli ospedali. I nazionalisti iraniani hanno proposto di sostituire San Valentino con il Mehregan, antica, millenaria, festa persiana che si celebra il 2 ottobre che celebra l’amore e l’amicizia.
Anche la Malesia, dove è di religione islamica circa il 60% della popolazione, ha detto no a San Valentino. I funzionari hanno ritenuto la ricorrenza incompatibile per la presenza di elementi cristiani e per la sua tendenza a promuovere “comportamenti immorali”. I trasgressori vengono puniti con le manette. Recentemente è stata realizzata una campagna pubblica per mettere in guardia dalla festa di San Valentino indicandola come trappola che può condurre a comportamenti immorali. Per lanciare il messaggio di condanna sono stati perfino distribuiti volantini tra gli studenti universitari. Ma non tutti hanno assecondato la propaganda.
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mercoledì 24 gennaio 2018

Perché si dice "fumare come un turco".



I musulmani, nel corso della loro vita, sono molto attenti a mantenere sano il proprio corpo perché, nel rispetto della legge coranica, esso appartiene a Dio e all’uomo n’è concesso solo l’uso. Nell’Islam, pertanto, è considerato peccaminoso il consumo di tutto ciò che può intossicare o pregiudicare il corretto funzionamento dell’organismo. Nell’osservanza di tale precetto trova quindi spiegazione il divieto di mangiare carni ritenute “impure” – come quelle di maiale – oppure bere alcool e fumare tabacco ma, nella lingua italiana è particolarmente diffusa l’espressione “fuma” o “beve come un turco” per denotare un accanito fumatore-bevitore e la cosa lascia un pò perplessi dato che ci si riferisce proprio alla Turchia la cui popolazione professa per il 99,8% l’Islam e perciò dovrebbe osservare in larga misura il comandamento coranico. Come mai quindi è nata questa espressione?
La storia racconta che nel 1623 l’Impero Ottomano versava nel più assoluto disordine a causa dell’inettitudine, dovuta anche a problemi psichici, del sultano Mustafa I. Questa situazione, al limite dell’anarchia, aveva contribuito al dilagare della corruzione, allo sbandamento dell’esercito, alla licenziosità dei costumi e alla piena indipendenza di alcune regioni che non riconoscevano più l’autorità dello Stato. In quello stesso anno, con l’aiuto di una cospirazione di palazzo, Mustafa fu deposto e salì al trono il suo giovanissimo nipote Murad IV. Questi era convinto che lo stato di decadenza dell’Impero fosse una punizione divina dovuta al lassismo morale in cui versava l’intera popolazione e, per tale motivo, promosse una politica tradizionalista e molto oppressiva. Per riuscire nel suo intento di ripristinare l’ordine e di riportare l’Impero al suo antico splendore, Murad fece largo uso della forza ricorrendo anche a frequenti atti di vera e propria brutalità tanto da fargli valere l’epiteto di “crudele”. La pena capitale fu applicata indistintamente sia per i reati commessi contro la legge dello Stato e sia verso tutti coloro che non si fossero conformati ad una moralità consona alla legge islamica. Alcolici, tabacco e caffè furono banditi, poiché il consumo dava occasione di generare comportamenti depravati, mentre i locali, nei quali erano somministrate simili sostanze, furono obbligati alla chiusura perché considerati luoghi di chiacchiere sediziose capaci di far insorgere focolai di ribellione. Le dure leggi imposte dal sultano permisero all’Impero di ritornare al suo antico prestigio ma ciò a fronte di migliaia di esecuzioni e della trasformazione dello Stato in una vera e propria dittatura asfissiante. All’età di ventisette anni (1640), Murad IV venne a mancare a causa di una cirrosi e la sua morte fu dal popolo ritenuta una vera e propria liberazione. Alla notizia della sua morte, la reazione degli ottomani fu immediata e gioiosa tanto che, prima di ogni cosa, infransero qualunque divieto imposto dal sultano e, in particolare, quello di fumare e di bere che ripresero eccedendo oltre ogni limite.Da questo episodio di “eccesso” nasce, dunque, il detto “fumare” o “bere come un turco” a significare una persona che tanto eccede nel fumo e nell’alcool così come tanto eccedettero gli ottomani in quei giorni di festa.
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mercoledì 27 dicembre 2017

L'olio d'argan


Dai tempi antichi l’olio di argan viene prodotto dalle popolazioni berbere per la loro salute e per la loro bellezza in quanto rallenta il manifestarsi dei tradizionali segni dell’invecchiamento. Quest'olio viene utilizzato per le sue proprietà emollienti, idratanti e fortemente elasticizzanti, stimola il rinnovo cellulare ed è utilizzato per i massaggi come rilassante muscolare. La caratteristica principale dell'olio d'argan è il suo elevato contenuto di vitamina E, ne contiene il doppio rispetto all’olio d’oliva. L’argan è un albero che cresce in Marocco, nelle zone sud-occidentali,  è alto tra gli otto e i dodici metri e può produrre fino a trecento chilogrammi di frutti. Ha origini antichissime (pare sia comparso 80 milioni di anni fa) ed è una pianta molto resistente che vive per centinai di anni. Si è ben adattata al clima arido del Marocco e normalmente  diventa produttiva dopo circa dieci anni se cresce spontaneamente, ma i tempi si dimezzano per le piantumazioni selezionate. Il frutto è una bacca ovale giallo-bruna che contiene una noce estremamente dura, la quale racchiude tre "noccioli". Le foglie, verde scuro e coriacee, servono di nutrimento a cammelli e capre.  Il raccolto avviene una volta l’anno, tra giugno e settembre, anche se a volte sono possibili raccolti eccezionali in dicembre.
Nelle popolazioni berbere, alla produzione e alla preparazione dell'olio sono preposte le donne. I semi, tostati per l’olio alimentare o “al naturale” per l’olio cosmetico, sono schiacciati in un piccolo frantoio a mano  fino a quando producono una pasta suddivisa in panetti tondeggianti.
Le donne lavorano poi a mano le pagnotte (in un lento gesto di “impasto”) fino a estrarne tutto l’olio. La pasta quasi interamente asciugata dell’olio è usata come mangime per gli animali o per il confezionamento di saponette. Sono necessari cinquanta chili di bacche per produrre mezzo litro d'olio. L’olio cosmetico, più chiaro, si usa per applicazioni sulla pelle e sui capelli, l’olio alimentare è più scuro e dal sapore più forte a causa della tostatura dei semi e viene utilizzato per cucinare quotidianamente.


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lunedì 27 novembre 2017

Il sangue



Chi può versare 
Sangue nero 
Sangue giallo 
Sangue bianco 
Mezzo sangue? 

Il sangue non è indio, polinesiano o inglese. 

Nessuno ha mai visto 
Sangue ebreo 
Sangue cristiano 
Sangue musulmano 
Sangue buddista 

Il sangue non è ricco, povero o benestante. 

Il sangue è rosso 
Disumano è chi lo versa 

Non chi lo porta.

Ndjock Ngana (poeta del Camerun)

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domenica 12 novembre 2017

Il tragico amore di Layla e Majnun.



Quella che sto per narrarvi è una storia famosissima, che ha ispirato, sin dai tempi antichi, la penna di grandi scrittori e che ancora oggi, viene raccontata ai giovani innamorati. 
Layla e Majnun si conobbero da piccoli tra i banchi di scuola, in un minuscolo villaggio Indiano. L' attrazione che il bambino sentiva per la compagna era così forte da renderlo uno studente assente ed indisciplinato. Venne il giorno che il maestro, stanco delle sue distrazioni, lo riprese duramente, picchiandolo al cospetto di Layla che, a sua volta, ne rimase fortemente impressionata.
Le percosse dure e rancorose non scalfivano il bambino ma la giovane Layla che sanguinava inspiegabilmente al suo posto.
La notizia dello strano fenomeno si diffuse presto nel villaggio. La famiglia di Layla chiese spiegazioni a quella di Majnun e quando questa non seppe che dire scoppiò una terribile lite che portò ad un allontanamento forzoso dei due innamorati. Trascorsa l' infanzia Layla e Manjun si ritrovarono adulti e ancora profondamente legati l'uno all' altra. Scambiandosi una promessa solenne i due decisero di sposarsi ma Tabrez, fratello maggiore di Layla, si oppose alle nozze minacciandola.
Intimò pertanto all' odiato cognato di lasciare Layla, ma Majnun si rifiutò d' ascoltarlo. I due diedero allora inizio ad un terribile scontro in cui Tabrez perse la vita. Diffusasi la notizia della sua morte, Majnun venne arrestato, giudicato e condannato alla pena capitale.
Il dolore di Layla proruppe in tutta la sua amarezza, angosciata per la morte del fratello decise di cedere alle insistenze della famiglia che voleva sposarla ad un altro uomo pur di salvare la vita all' amato Majnun.
La pena capitale venne commutata in esilio, Majnun fu costretto a lasciare il villaggio e a cercar rifugio nel deserto.
Nonostante il compimento delle nozze, il cuore di Layla restò legato a quello di Majnun che, pazzo d' amore,  componeva versi in suo onore, fuori dalle mura del villaggio.
Il marito della donna, al colmo della gelosia, andò alla ricerca del rivale per affrontarlo. Anche in questo caso s' ingaggiò una feroce battaglia che portò alla morte del povero Majnun , trafitto al cuore dalla lama di una spada.
La leggenda narra che, nel momento in cui l' uomo cadde a terra moribondo, la bella Layla perse i sensi, spirando poco dopo.
La pietà toccò infine l' animo delle due famiglie, Layla e Majnun furono seppelliti insieme e si dice che adesso vivano felici in un luogo meraviglioso che possiede la pace ed i colori del Paradiso.
Esiste un' altra versione della storia, ma ve la racconterò la prossima volta....

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domenica 29 ottobre 2017

Rumi



Ottocento anni fa, in una città nel nord est del Regno di Persia, nasceva un bambino molto speciale, destinato a diventare famoso col nome di Mevlānā in Turchia, Mawlānā in Iran, e di Rumi nel resto del mondo. Il suo vero nome era  Jalāl ad-Dīn («gloria della religione») Muhammad Balkhī, e nacque il 30 settembre 1207 nella città di Balkh, oggi inglobata nell'attuale Afghanistan, ma che a quei tempi faceva parte del Regno di Persia. Suo padre,Bahā ud-Dīn Walad  era un rinomato studioso ed un mistico sufi, ai cui sermoni si dice assistesse addirittura il re di Persia.
Quando Rumi era ancora un ragazzino, la sua famiglia, dopo aver vagato per parecchi anni di città in città, si trasferì a Konyam, nell'attuale Turchia, dove Il padre fu così bene accolto, che i regnanti del tempo costruirono addirittura una scuola per lui. Bahā ud-Dīn Walad morì nel 1231 e Rumi, che allora aveva 24 anni, decise di proseguire l'operato del padre, approfondì gli  studi di filosofia, letteratura, storia, legge islamica e altre materie e si affermò come uno stimato insegnante di religione.
Verso la fine di novembre del 1244 Rumi incontrò un derviscio errante: Shams Tabrizi, letteralmente «il sole di Tabriz» (città del Nord Est della Persia), ormai sessantenne e che aveva dedicato tutta la sua vita alla pratica degli insegnamenti sufi. Questo incontro e le successive conversazioni con Shams provocarono una profonda trasformazione in Rumi che divenne un mistico e un poeta dell'amore. Negli anni seguenti, Rumi ridusse il suo interesse per lo studio e cominciò a dedicare gran parte del suo tempo alla poesia, sviluppando la pratica del samâ, dove meditazione, musica, canto e danza sufi si fondono insieme costituendo una tradizione che conta ancor oggi migliaia di discepoli in tutto il mondo. Fondò la confraternita sufi dei "dervisci rotanti"Rumi fu un poeta molto prolifico e appassionato, producendo due capolavori della poesia persiana: Diwân Shams Tabrizi, «il libro di poesia di Shams Tabrizi», in onore del suo maestro spirituale, composto di 44 mila versi di poesia lirica, e Masnawi Ma'nawi, «distici in rima su temi spirituali», composto di circa 26 mila versi.  A differenza di molti poeti che sono soliti correggere e perfezionare più volte le proprie poesie, Rumi le scriveva di getto e le recitava ai propri discepoli in uno stato di estasi e contemplazione, mentre ascoltava musica, danzava o nel bel mezzo di una conversazione. I suoi poemi sono dunque ricchi di immagini spontanee presentate in un linguaggio visuale fresco e bellissimo, marchio non solo di un abile poeta, ma anche di un maestro mistico.
Rumi morì il 17 dicembre 1273, una domenica al tramonto a Konya, all'età di 66 anni. Al suo funerale parteciparono genti di religioni diverse e di varia estrazione: musulmani, ebrei, cristiani, poveri, ricchi, ignoranti e letterati, a porgere l'estremo omaggio e a lamentare la perdita di questo grande saggio e poeta. La sua tomba a Konya è oggi un tempio per tutti coloro che amano e cercano la pace e la verità.

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domenica 1 ottobre 2017

La poesia turca di: Nazim Hikmet

Non vivere su questa terra come un inquilino




Ragazzo mio,
io non ho paura di morire.
Tuttavia, ogni tanto
mentre lavoro
nella solitudine della notte,
ho un sussulto nel cuore,
saziarsi della vita, figlio mio,
è impossibile.
Non vivere su questa terra come un inquilino,
o come un villeggiante stagionale.
Ricorda:
in questo mondo devi vivere saldo,
vivere
come nella casa paterna.
Credi al grano,
alla terra,
al mare
ma prima di tutto
all'uomo.
Ama la nuvola,
il libro
la macchina,
ma prima di tutto
l'uomo.
Senti in fondo al tuo cuore
il dolore del ramo che secca,
della stella che si spegne,
della bestia ferita,
ma prima di tutto
il dolore dell'uomo.
Godi di tutti i beni terrestri,
del sole,
della pioggia
e della neve,
dell'inverno e dell'estate,
del buio e della luce,
ma prima di tutto
godi dell'uomo.

ill: Hamri Abdelkarim
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sabato 16 settembre 2017

Proverbi egiziani



- Non sposare la scimmia per i suoi soldi: finiti i soldi, rimane la scimmia.
- Stai attento,perché anche i serpenti piccoli sono velenosi.
- Quando hai un uccellino nella tua mano, non cercare di 
  prendere quelli che sono sugli alberi.
- Fidarsi di un uomo è come fidarsi che l'acqua non passi attraverso i 
  buchi del setaccio.

ill: egyptian man by marwaesmail
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domenica 3 settembre 2017

Gli âléwen: canti matrimoniali tuareg


Ogni fase dei preparativi per la celebrazione del matrimonio tuareg come il corteo nuziale, la preparazione dei pasti, l'installazione della tenda della sposa e il letto di sabbia, è accompagnata da canti tradizionali detti “âléwen”.
Gli “âléwen” sono poesie, in passato scritte principalmente da uomini,  adattate alla musica e accompagnate dal tamburo, ganga,  introdotto per dare il ritmo. Nella popolazione dei Tuareg, fin dagli albori del tempo, la poesia e il canto hanno avuto un ruolo importantissimo ma allo stesso tempo restano pratiche artistiche che conferiscono agli autori uno status famigerato. I temi degli "âléwen" non sono legati solo all'amore, ma anche alla guerra, a fatti illustri, ai viaggi  e alla separazione. In caso di battaglie gloriose, sono un soggetto, tanto quanto l'amore, privilegiato dalle donne che così celebrano i loro compagni.
Attualmente, in questo genere musicale esistono cinque melodie che non hanno subito alcuna alterazione per secoli a causa del loro patrimonio e carattere tradizionale. Rimangono un'eredità millenaria a cui i Tuareg hanno mantenuto il carattere culturale, rendendo queste canzoni un tesoro ancestrale. Va notato che gli "âléwen" erano proprietà esclusiva degli Ihagarren, aristocratici e guerrieri che cedettero questo privilegio artistico alla classe della nobiltà sahariana.

Estratto di testo âléwen”

Questa è una bambina tra le creature di Dio
Egli ha messo acconciature e amuleti
Ha fatto un sacco di grandi e otto cuscini.
La mia copertura, con lunghe frange
Oh tenda PEG, si apre, Shun voi.
Scalare il letto di sabbia per farlo crescere
Anche la terra sarebbe volare
Fai una tenda del Gran Re
In nome di Dio per il matrimonio di mio fratello.


traduzione di una nota di Hassan Midal 
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domenica 23 luglio 2017

La leggenda dei portatori d'acqua




In un tempo ormai lontano vi era una città dalle cui colline limitrofe scendevano a valle, rivoli e ruscelli che alimentavano pozzi e sorgenti zampillanti. Giardini lussureggianti abbellivano la città e orti rigogliosi fornivano frutta e legumi alla popolazione e nutrimento per il bestiame. L’ acqua, benedizione di Allah, era l’origine di tutto quel benessere. Finché, un brutto giorno la vita di quegli abitanti fu sconvolta da un prolungato periodo di siccità; i ruscelli scomparvero, le sorgenti si inaridirono, le piante si rinsecchirono e gli animali cominciarono a morire. Nei pozzi non c’era più acqua. Si cercò allora di scavare nuovi pozzi: tutto inutile. Al sultano dell'epoca, non restò che fare appello al più rinomato rabdomante del regno. Lo convocò a corte e gli promise che, se l'avesse aiutato a trovare l’ acqua, lo avrebbe letteralmente coperto d'oro. Il rabdomante esaminò da cima a fondo il cortile del palazzo finché il suo bastoncino, prese a curvarsi per indicare la presenza di una sorgente sotterranea. Fidando sull’ avidità dello stregone, il sultano gli raddoppiò l'onorario, pregandolo in cambio di mantenere segreta la sua scoperta. Si scavò così un nuovo  pozzo e l’acqua ritornò a scorrere ma solo all'interno delle mura del palazzo; qui i giardini venivano regolarmente irrorati, le mogli e le concubine del sovrano si concedevano, ogni giorno, il lusso di un bagno. Nel frattempo fuori dalle mura i  sudditi morivano di sete. L'unico figlio maschio del sultano, l’emiro “Abd al- Karim”, giovane timorato di Dio, rimase disgustato dalla vista di quello spettacolo e  sentendosi in dovere di aiutare gli abitanti della sua città, mobilitò un manipolo scelto di persone di sua fiducia e stabilì un preciso piano d'azione: lui e suoi uomini, vestiti di bianco e a viso coperto, servendosi di passaggi sotterranei, sarebbero apparsi tra la gente in prossimità delle moschee, portando otri di pelle rigonfi di acqua potabile da distribuire alla popolazione. Una campanella avrebbe annunciato il loro arrivo. La gente, sbalordita, pensò in un primo momento che fossero giunti in loro aiuto gli spiriti degli antichi marabutti. L’ eco di quegli avvenimenti giunse a palazzo, dove i cortigiani e gli ulema, che non approvavano l'operato degli anonimi coppieri, riuscirono a influenzare il sultano, facendogli balenare il sospetto che si trattasse, in realtà di una cospirazione contro il potere costituito. L'esercito fu messo in allerta e fu invocata la pena capitale per gli “uomini dell’acqua”. Ma l’emiro non si scoraggiò e incitò i suoi seguaci a perseverare nella loro missione. A quel punto, il sultano, determinato ad arrestare gli insorti si appostò con le truppe davanti alla grande moschea nel giorno della preghiera ed attese finché il silenzio fu rotto dal vivace tintinnio di una campanella. Sul ciglio della strada, apparve un bianco “uomo dell’acqua" che senza alcun timore continuò ad invitare la gente ad avvicinarsi. Infuriato il sultano sguainò la spada e i soldati caricarono la folla che cercava di proteggere il portatore d'acqua, formando una barriera umana. Approfittando del momento il sultano riuscì ad avvicinarsi e roteando la spada gli troncò di netto la testa accorgendosi quando ormai era troppo tardi, che la testa del ribelle era quella di suo figlio! Improvvisamente lampi, folgori e boati assordanti scossero la terra. Spaventose trombe d'acqua si abbatterono sul paese e una furiosa inondazione distrusse quanto incontrò al suo passaggio. Il sangue che aveva impregnato il bianco abito del principe ereditario, si sparse ovunque. Sconvolti, gli abitanti, caddero nella più buia disperazione mentre il sultano, con la mente alterata dal rimorso, si tolse la vita. Il suo successore, volendo dare seguito alle suppliche degli abitanti, diede ordine di costruire, in tutti i luoghi in cui erano apparsi “gli uomini della dell’acqua", delle fontane. Da allora in tutto il Marocco, i portatori d'acqua hanno adottato un abito bianco e rosso, adorno di allegri campanelli per rendere perpetuo il ricordo del loro fondatore.

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giovedì 29 giugno 2017

Abbigliamento arabo tra passato e presente: kurta


Il  kurta (o kurti) è un abito tradizionale indossato in Afghanistan, in Bangladesh, in India e in Pakistan. E’ una camicia allentata che cade appena sopra o sotto il ginocchio ed è indossata sia dagli uomini che dalle donne. E’ abbinato ad un shalwar o ad un churidar per le donne o ad un pajama per gli uomini e si usa sia giornalmente che nelle occasioni speciali. I kurtas erano molto di moda anche nel mondo occidentale specialmente negli anni 60/70, venivano indossati dagli hippies come camicette sopra i jeans , questa versione era solitamente un po’ più corta di quella originale. Un kurta tradizionale si compone di parti rettangolari di tessuto tagliate in modo da non lasciare tessuto residuo. Le cuciture laterali sono lasciate aperte sopra il bordo, per dare all'indossatore una certa facilità di movimento. La scollatura è sempre tonda e la svasatura è minima. Anch'esso molto pratico e comodo. E’ generalmente abbottonato sul petto, con gradevoli ricami geometrici lungo i bottoni, il collo e il bordo delle maniche. 

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martedì 23 maggio 2017

Cos'è il Ramadan.


Ramadan in arabo significa "Mese torrido" è il nono mese del calendario islamico che è legato ai mesi lunari e perciò non cade in un mese specifico del nostro calendario, ma varia di anno in anno; rispetto al calendario solare, le date di Ramadan variano spostandosi all'indietro di circa undici giorni ogni anno, a seconda della luna.
E' il mese del digiuno islamico durante il quale i credenti musulmani devono astenersi dal mangiare, dal bere e da rapporti sessuali, dall'alba fino al tramonto. Il digiuno è destinato ad insegnare ai musulmani la pazienza, l'umiltà e la spiritualità.
Durante il Ramadan, i musulmani chiedono perdono per i peccati passati, pregano perché Allah li guidi e li aiuti ad astenersi dai mali di tutti i giorni e li sostenga nella purificazione attraverso l'autocontrollo e le buone azioni. 
Il Ramadan è un mese di carità, durante il quale il credente deve dividere i suoi beni con coloro che ne hanno bisogno. 
Il Ramadan per il musulmano praticante è quello che la Quaresima è per i cristiani praticanti: un mese di sacrifici per il corpo e di elevazione spirituale nella meditazione e nella preghiera, anche se il senso è diverso. Il digiuno cristiano della quaresima rievoca l'esperienza degli Ebrei nel deserto, nelle difficoltà della natura, senza cibo e acqua, avendo solo la parola di Dio per guida fino a sfociare nella gloria della Pasqua, mentre il mese di Ramadan non rievoca alcun evento, ma ha lo scopo di testimoniare la sottomissione fiduciosa, l'obbedienza spontanea e la voglia di corrispondere alla volontà di Dio dei fedeli musulmani. l digiuno, durante il sacro mese di Ramadan, è atto basilare di culto, obbligatorio per tutti i musulmani tranne che per alcune categorie di persone. Per legge sono esenti dal digiuno i minorenni, i vecchi, i malati di mente, i malati cronici, i viaggiatori, le donne in stato di gravidanza o che allattano, le persone in età avanzata, nel caso che il digiuno possa comportare un rischio per loro ed è proibito alle donne musulmane mestruate e in puerperio. La rottura involontaria del digiuno non comporta nessuna sanzione, purché si riprenda subito dopo aver preso coscienza di tale rottura. In caso di interruzione consapevole, bisogna rimediare con l’offerta di un pasto a un certo numero di musulmani bisognosi, oppure dare l’equivalente in denaro; diversamente bisogna digiunare per sessanta giorni. Con il sorgere della luna nuova del mese di Shawwal ha termine il mese di Ramadan e con esso finisce l'astinenza ed inizia 'Id al-Fitr, la festa della rottura. Il Ramadan nel 2017 avrà inizio venerdì 26 maggio e terminerà  sabato 24 giugno.


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sabato 6 maggio 2017

La poesia turca di: Nâzım Hikmet


  Alla vita




          Prendila sul serio
          come fa lo scoiattolo, ad esempio,
          senza aspettarti nulla
          dal di fuori o nell'aldilà.
          Non avrai altro da fare che vivere.
          La vita non è uno scherzo.
          Prendila sul serio
          ma sul serio a tal punto
          che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
          o dentro un laboratorio
          col camice bianco e grandi occhiali,
          tu muoia affinché vivano gli uomini
          gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
          e morrai sapendo
          che nulla è più bello, più vero della vita.
          Prendila sul serio
          ma sul serio a tal punto
          che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
          non perché restino ai tuoi figli
          ma perché non crederai alla morte
          pur temendola,
          e la vita peserà di più sulla bilancia.

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sabato 22 aprile 2017

Festività islamiche : Lailat al Miraj


Burāq

                                                    24 aprile 2017

                            si festeggia" Lailat al Miraj" (o Lailat Al-Isra) 

ovvero il viaggio notturno di Maometto. La storia, come ci è raccontata dalle fonti islamiche, parla di un viaggio mistico (isra) , dalla Mecca a Gerusalemme, seguito da un'ascensione (miraj), durante la quale Maometto salì, uno dopo l'altro, i sette cieli della creazione. In ciascun cielo Maometto incontrò i profeti di Dio che lo avevano preceduto: Davide, Salomone, Mosè, Gesù, Abramo, Ismaele, fino ad Adamo il primo profeta. Giunto al settimo cielo, Maometto fu ammesso al cospetto di Dio. Tutto ciò fu possibile grazie ad un destriero alato mitico chiamato Burāq dal volto umano femminile e dal corpo a metà strada tra il mulo e l'asino e si svolse in meno del tempo di un battito di ciglia. Un Hadit afferma esplicitamente che una brocca d'acqua, che si era rovesciata vicino al letto di Maometto nel momento in cui era iniziata la sua visione, non ebbe nemmeno il tempo di versare il liquido contenuto, mentre il Profeta compiva tutto il suo viaggio. Alla fine della sua visione, Maometto si ritrovò alla Mecca da dove era partito. E' del tutto ovvio che il giudizio sulla veridicità di questa esperienza può essere espresso solo a partire dalla fede e dalle convinzioni di ciascuno, ma questa storia ha comunque avuto moltissimi echi e riprese nel mondo arabo, dove ha portato alle complesse simbologie dei Sufi, e anche nel mondo cristiano: è infatti evidente la somiglianza tra lo schema della storia dell'ascensione di Maometto con le sue tappe e incontri in ciascuno dei sette cieli, con la storia raccontata da Dante nella Divina Commedia. In effetti oggi si da per scontata l'influenza del "Libro della scala"( un poema arabo che racconta il viaggio di Maometto) con il grande poema di Dante.

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mercoledì 22 marzo 2017

Tradizioni nuziali arabe

A wedding procession. 

E’ tradizione, ma non è obbligatorio, che i matrimoni nei paesi arabi durino parecchi giorni. Si organizzano varie feste per celebrare i diversi aspetti del matrimonio. Ogni festa ha le sue tradizioni come lo "zaffeh” in Libano e regali dolci per gli invitati in Iran.
Ai giorni nostri alcune coppie moderne, per scelta personale, riducono la durata della cerimonia e quella del numero delle feste. 

Festa di fidanzamento
Dopo che la sposa ha accettato un’offerta di matrimonio, è costume per le famiglie della sposa e dello sposo dare una festa per parenti e amici. In quest’occasione le feste che includono musica, danze e grandi quantità di specialità gastronomiche locali possono protrarsi fino a tarda notte e la futura sposa può cambiarsi d'abito diverse volte.

Lo Zaffeh libanese
Ci sono molte culture in Libano, ma una tradizione è comune a tutte. Lo "zaffeh" ovvero uno spettacolare momento in cui, in una grande festa di musica, balli e canti popolari, gli amici e i parenti accompagnano in un lungo corteo lo sposo dalla sua futura moglie.  Lo sposo entra nella casa e porta via la sposa. La coppia è accompagnata da una folla in festa che li saluta e augura loro tanta fortuna nel matrimonio.

I regali iraniani
In Iran, è tradizione dare un regalo speciale agli invitati del matrimonio. Questo costume è stato praticato in Iran per secoli, addirittura prima che nascesse la religione islamica. Ogni invitato va solitamente a casa con un dolce avvolto nella seta o nel pizzo. Esempi di regali che possono essere fatti sono i cosiddetti “noghl” (confetti alle mandorle) o i "nabat” (cristalli di zucchero che si sciolgono nel tè). Quest’usanza deriva dal fatto che le spose fossero solite visitare le case del proprio villaggio per annunciare il loro fidanzamento. Durante queste visite, esse portavano con sé dei dolci per festeggiare con parenti e amici.

Le mandorle
Una tradizione che molte nazioni in cui si parla arabo continuano a praticare, è servire mandorle durante il ricevimento nuziale. Durante la festa nuziale ci si assicura che ciascun invitato riceva cinque mandorle. Le mandorle rappresentano i cinque desideri sacri per il matrimonio, che includono felicità, ricchezza e longevità. Talvolta le mandorle possono essere caramellate. Il cuore della mandorla rappresenta i tempi duri che la coppia dovrà affrontare durante il matrimonio, mentre la parte dolce rappresenta l’amore. Vengono date cinque mandorle anche perché il cinque è un numero dispari e i numeri dispari non possono essere divisi,un simbolo della coppia che sta insieme.

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sabato 11 febbraio 2017

La poesia araba di Nizar Qabbani

 Confronto d'amore.



                               Non rassomiglio agli altri tuoi amanti, mia signora
                                 Se un altro ti donasse una nuvola
                                 Io ti darei la pioggia
                                 Se ti desse un lume
                                 Io ti donerei la luna
                                 Se ti donasse un ramo germogliato
                                 Io tutti gli alberi
                                 E se un altro di donasse una nave
                                 Io ti darei l'intero viaggio.


Nizar Qabbani

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mercoledì 25 gennaio 2017

Proverbi egiziani



               - Non si può togliere il veleno al coccodrillo e agli uomini malvagi.
               - Non rispondere all'ignorante,crea discordia.Il suo cuore,infatti,
                 non accetterà mai la verità.
               - Non dare insegnamenti a chi non ti vuole ascoltare .
               - Non litigare con uno arrabbiato.
               - Agisci sempre con calma; la fretta è cattiva consigliera.

   ill:  Les négociations – Aquarelle de Bouhammadi


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lunedì 2 gennaio 2017

La poesia araba di Mahmoud Darwish:


Si tratta di un uomo




Incatenarono la sua bocca
legarono le sue mani
alla roccia della morte
e dissero: “sei un assassino“.
Gli tolsero il cibo, gli abiti, le bandiere
lo gettarono nella cella dei morti
e dissero: “sei un ladro“.
Lo rifiutarono in tutti i porti
portarono via la sua piccola amata
e dissero: “sei un profugo“.
O tu, dagli occhi e le mani sanguinanti!
la notte è effimera,
né la camera dell’arresto
né gli anelli delle catene
sono permanenti.
Nerone è morto, ma Roma no,
lotta persino con gli occhi!
e i chicchi di una spiga morente
riempiranno la valle di grano.

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sabato 17 dicembre 2016

La civiltà araba

Averroè
Gli Arabi lasciarono un segno profondo del loro passaggio tra i popoli conquistati. 
Uno dei principali loro meriti fu senza dubbio lo sviluppo dato dall'agricoltura: essi infatti valorizzarono con accurati lavori di irrigazione zone incolte, importarono specialmente in Spagna e in Sicilia nuove colture (riso, giardini ricchi di limoni e di aranci, di albicocche e di palme da dattero.
Inoltre dopo averne appreso l'uso nell'Iran (Persia), introdussero in Occidente il mulino a vento, che costituì una nuova importante forma di energia, destinata insieme alla forza dell'acqua e a quella degli animali ad aumentare la produzione e a favorire i consumi. 
Dall'altra parte, non potendo in base al Corano possedere le terre che occupavano, fecero a poco a poco scomparire i latifondi, assai diffusi nel mondo romano e bizantino, e dettero particolare sviluppo alle piccole proprietà, affidandole alla cure di elementi locali.
Perfetti artigiani, gli Arabi si dedicarono anche, e con pieno successo, alla fabbricazione delle stoffe, della carta, del cuoio, della seta e delle armi e di conseguenza, favoriti da una potente flotta mercantile, ai commerci e ai traffici, che svolsero indisturbati in tutto il Mediterraneo fino al sorgere della repubbliche marinare italiane.
Testimoniano il progressi da essi raggiunto nella attività industriali le famose sete, dette damaschi dal nome della città di Damasco in Siria dove venivano anche create della tele leggerissime, dette mussoline da Mossul nella Mesopotamia dove erano prodotte in gran quantità ed anche il cuoio rosso del Marocco, noto appunto come cuoio marocchino. 
Anche il frequente uso di espressioni di origine araba nel linguaggio marinaresco di ogni paese (ad esempio arsenale, dàrsena, dogana, ammiraglio) conferma l'importanza dell'attività commerciale da essi svolta nel bacino del Mediterraneo. 
Gli Arabi svilupparono e approfondirono anche la conoscenza della filosofia e della medicina. Essi infatti scoprirono opere filosofiche e scientifiche dell'età antica, come gli scritti del filosofo greco Aristotele, giunti attraverso il Medioevo sino a noi per merito di due famosi dotti arabi: il medico Avicènna (secolo XI) e il filosofo Averroè (secoloXXI).
Dettero pure grande importanza agli studi astronomici, diffondendo ovunque l'uso di vocaboli quali nadìr, zènit, àzimut, e agli studi matematici, in  cui fecero particolari progressi: fra l'altro inventarono l'algebra (in arabo "arte delle soluzioni) e introdussero l'uso dello zero e delle cifre. Si distinsero inoltre negli studi giuridici e scientifici e nell'organizzazione di biblioteche.

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lunedì 21 novembre 2016

I 3 fratelli (fiaba marocchina)


C’era una volta e c’è ancora un piccolo villaggio in Marocco, dove viveva un uomo buono, il suo nome era Mustapha.
Un giorno Mustapha stava camminando sotto il sole del deserto quando incontrò una fanciulla, con la carnagione color del latte, tanto bianca quanto la sua era scura e ambrata. Il sussulto che provò nel vedere la giovane Amina (così si chiamava la fanciulla) non lo lasciò più e poiché anche il cuore di lei batteva forse nel petto ogni volta che ripensava allo sguardo di Mustapha, i due giovani si sposarono e un bel giorno di primavera nacque Mohamed, gli occhioni scuri come la notte che brillavano sul visino color della spremuta di olive.
Gli anni passarono e venne il giorno in cui, a causa di una carestia, Amina fu costretta a trasferirsi in Francia con il piccolo Mohamed, per lavorare in una grande fabbrica. Per Amina furono tempi molto duri: si alzava che era ancora buio e la sera, esausta, rientrava con l’autobus fino ad arrivare nella sua piccola casetta, nella periferia della grande città.
Passarono gli anni e fu così che Amina notò il giovane francese che viaggiava sul suo stesso autobus e che ogni sera le lasciava il proprio posto perché potesse sedersi. Tra Amina ed Etienne, questo era il nome del giovane francese, nacque l’amore, così Amina decise di divorziare da Mustapha.
Presto nella piccola casetta della periferia della grande città francese, Mohamed ebbe un fratellino, Samir, con gli occhioni scuri come la notte che brillavano sul visino color del latte.
Gli anni passarono e venne il giorno in cui Amina parti con i suoi bambini per una vacanza al villaggio dove era nata. Fu così che Mohamed poté riabbracciare il suo papà e Amina rivide Mustapha. Bastò uno sguardo e il loro cuore riprese a battere l’uno per l’altra, come se tutti quegli anni non fossero mai trascorsi, Amina non tornò in Francia e si risposò con Mustapha. Nacque il piccolo Rachid, che assomigliava tutto al suo papà e al fratello maggiore Mohamed.
Gli anni passarono e venne il giorno in cui il viso colo del latte di Samir sembrò ai suoi fratelli troppo diverso dal loro, così iniziarono a escluderlo dai loro giochi. Samir piangeva e stava sempre da solo, senza capire che differenza potesse mai fare il colore della pelle: non era forse vero che a tutti e tre piaceva correre, giocare al pallone, colpire le lattine con i sassi? Non era vero che a nessuno di loro piaceva andare a scuola, fare i compiti, dormire al buio?
Un giorno Mohamed e Rachid stavano giocando in un campo appena fuori dal villaggio e trovarono a terra dei bussolotti. Improvvisamente, da uno dei bussolotti usci un mago che disse ai due bambini: “Ognuno di voi ha diritto a un desiderio, ma uno, uno solo per ciascuno, diverrà realtà”.
Fu così che uno dei due fratelli espresse il desiderio al Grande Mago: “Voglio diventare bianco come Samir”. Il tempo di sbattere le palpebre e la sua pelle scura color della spremuta di olive divenne chiara come il latte di capra.
Disse il mago rivolgendosi al fratello: “Hai diritto anche tu a un desiderio, ma uno, solo uno, diverrà realtà”. Il bambino non ci pensò molto e disse al mago: “Voglio che mio fratello ritorni nero”. Il tempo di un sospiro e la pelle del fratello ritornò scura come una spremuta di olive. E fu così che il mago tornò nel bussolotto pensando tristemente che gli esseri umani hanno tutti lo stesso cuore che batte nel petto e che il sangue che scorre nelle loro vene è dello stesso colore e che i sentimenti che scuotono la loro anima sono uguali…..eppure vedono solo le diversità esteriori, che hanno la stessa importanza che ha per l’infinito uno sbattere di palpebra.


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