sabato 21 settembre 2013

La hshuma


Il concetto di hshuma, vergogna, è fondamentale nella società marocchina. L’onore familiare ha un’importanza cruciale e viene custodito gelosamente. Se la colpa, in occidente, è la consapevolezza di aver agito male, la hshuma è la consapevolezza che gli altri sanno che abbiamo agito male. I marocchini fanno di tutto per evitare la hshuma, come  appare evidente nel comportamento pubblico. Le bugie innocenti (kdiba bida in arabo) sono molto comuni: a esempio, se chiedeste ad un marocchino un favore che egli non è in grado di farvi, invece di dirvi di no probabilmente lo rimanderà all’infinito per salvare la faccia ed evitare la hshuma, del tutto in buona fede. Esistono vari modi in cui uno può attirare su di sé la hshuma. In genere rientrano tutti nella categoria del comportamento che esula dalle norme sociali: devianze sessuali, qualsiasi cosa proibita dall’Islam o dalla propria famiglia portano la vergogna. La persona disonorata viene colpita da ostracismo da parte della società o, nei casi più gravi, persino dalla propria famiglia. In realtà i marocchini fanno ogni sforzo per un parente per proteggere la reputazione della famiglia. A volte per affetto, altre volte per paura della hshuma, ma comunque sia la lealtà familiare è molto forte e anche se un membro si comporta male ripetutamente, la famiglia rimane al suo fianco finché è possibile. Inoltre il modo in cui si trattano gli amici in pubblico è molto diverso dal trattamento che ricevono in privato. Le lodi in pubblico sono molto apprezzate, anche se può capitare, a volte,  che vengano respinti con modestia dei ringraziamenti esagerati. Se si deve riprendere un amico o un collega, invece è meglio farlo in privato, dove nessuno può assistere al rimprovero. D’altro canto, per una donna minacciare un marocchino di attirare su di lui la hshuma può essere un modo efficace per indurlo a lasciarla stare. “Vai da tua madre” è uno dei peggiori insulti, perché gli rammenta la hshuma che sua madre proverebbe se sapesse del suo comportamento.

Tratto da "Marocco" di York Jillian

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domenica 1 settembre 2013

Abbigliamento nel mondo arabo tra passato e presente: il fez


Il fez è un copricapo maschile in feltro, solitamente di colore rosso. Rotondo, senza tesa ha un pennacchio nero attaccato sulla sommità piatta . Il fatto di non avere una visiera lo rende più comodo durante la preghiera in quanto permette di appoggiare facilmente la fronte a terra durante le sessioni di preghiera. In Marocco, il  fez è ancora parte della divisa ufficiale e viene indossato con un djellaba bianco e con pantofole gialle o bianche; è indossato anche da molti funzionari e dal re in occasione di cerimonie e nei ritratti ufficiali. Non se ne conoscono con precisione le origini, ma nell’ ottocento si ebbe la sua maggiore diffusione in oriente, in particolar modo nella Turchia degli Ottomani. Si ritiene che il nome derivi dalla città di Fès, dove si produceva la tinta cremisi che lo contraddistingue.  In Nord Africa viene chiamato anche shashia stambuli o tarboosh. Benché il fez venga spesso confuso con la shashia, i due copricapi sono alquanto differenti: il fez è rigido, conico e di forma sollevata, mentre la shashia è morbida e aderisce alla sommità della testa, alla maniera di un berretto a calotta. 

ill: "head of an Arab in a fez" by Isidore Alexandre Augustin Pils

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