martedì 20 novembre 2007

I libri di Najim: "Partire"



A Tangeri, d’inverno, il Caffè Hafa si trasforma in un osservatorio dei sogni e delle loro conseguenze. I gatti della terrazze, del cimitero e del forno più importante del Marshan si danno appuntamento lì come per assistere a uno spettacolo silenzioso da cui tutti si fanno incantare. Le lunghe pipe di kif circolano da un tavolo all’altro, e i bicchieri di tè alla menta si raffreddano circondati da api che finiscono per caderci dentro, nell’indifferenza degli avventori persi ormai da tempo nelle volute dell’hascisc e di fantasticherie da quattro soldi. In fondo a una delle sale, due uomini preparano scrupolosamente la pozione che dischiude le porte ai viaggi. Uno di loro seleziona le foglie e le sminuzza con una tecnica rapida ed efficace. Nessuno dei due solleva la testa.
Gli altri, seduti sulle stuoie e con le spalle al muro, fissano l’orizzonte come a interrogare il proprio destino. Guardano il mare, le nuvole che si confondono con le montagne, e aspettano l’apparizione delle prime luci della Spagna. Le seguono senza vederle, e talvolta le vedono proprio quando sono velate dalla bruma e dal cattivo tempo.
Tutti tacciono. Tutti hanno l’orecchio teso. Stasera forse farà la sua comparsa, parlerà loro, canterà loro la canzone dell’annegato trasformato in una stella marina sospesa sopra lo stretto. Hanno stabilito di non nominarla mai. Nominarla significherebbe annientarla, oltre a causare una sequela di disgrazie. Quindi tutti si guardano l’un l’altro senza dire niente. Ciascuno entra nel proprio sogno senza dire niente. Solo il maestro del tè, il proprietario del posto, e i suoi servitori sono esenti dall’incantesimo, intenti come sono a preparare e a servire con discrezione le bevande, andando e venendo da una terrazza all’altra senza disturbare il sogno di nessuno. […]
Lasciare il paese. Era un’ossessione, una specie di chiodo fisso che lo tormentava giorno e notte. Come fare? Come farla finita con quell’umiliazione? Partire, lasciare questa terra che non ne voleva più sapere dei suoi figli, voltare le spalle a un paese così bello per poi tornare, un giorno, a testa alta e forse ricco, partire per salvarsi la pelle, pur rischiando di perderla….ci pensava, e non capiva come fosse potuto arrivare fino a quel punto; quell’ossessione ben presto era diventata una maledizione

 Tahar Ben Jelloun

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lunedì 5 novembre 2007

Quando si vuole accontentare tutti


Il figlio di Giuha era sempre preoccupato del giudizio della gente e non voleva far nulla che non incontrasse l'approvazione degli altri, così suo padre decise di insegnargli che accontentare tutti è impossibile.
Prese il suo asino, vi salì sopra e disse a suo figlio di seguirlo a piedi.Passarono vicino ad un gruppo di donne, che cominciarono a borbottare contro di loro e una disse: - Che razza di uomo sei, hai il 
cuore di pietra? Tu cavalchi l'asino e quel povero ragazzo ti segue a piedi...! 
Allora Giuha fece salire suo figlio sull'asino e si mise ad andare a piedi dietro di lui.
Dopo un po', incontrarono un gruppo di anziani che li guardarono con disapprovazione, pensando che non era questo il modo di educare i figli e dissero a Giuha: - Ma come, alla tua età vai a piedi e lasci che il tuo giovane figlio cavalchi l'asino? È così che si insegna il rispetto delle persone anziane?
Giuha guardò suo figlio e disse: - Hai sentito? Forse è meglio che cavalchiamo l'asino assieme, e si avviarono nuovamente.
Passarono vicino ad un gruppo di amici di Giuha, che non riuscirono ad esimersi dall'esclamare: - Non vi vergognate? Come fate a cavalcare in due quella povera bestia, se insieme pesate più di lei?
Così Giuha disse a suo figlio: - Scendiamo dall'asino e andiamo a piedi tutti e due, così non si arrabbieranno più con noi né le donne, né gli anziani, né i miei amici.
La scenetta, a quel punto, era esilarante: due uomini che seguono a piedi, quasi con reverenza, un asino che trotterella davanti, veloce libero di ogni  carico.
Un gruppo di ragazzi scoppiò a ridere: - Perchè fargli fare la fatica di camminare,povero asino? Non è meglio, a questo punto, che lo trasportiate voi?
Allora Giuha prese un grosso ramo di albero e vi legò l'asino, poi mise un'estremità del ramo sulle sue spalle e l'altra sulle spalle del figlio e così trasportarono l'asino.
La gente li vide e si radunò a loro ridendo,finchè non arrivò la polizia, che prese Giuha e suo figlio e li portò al manicomio
Quando furono lì Giuha guardò suo figlio e disse: - Hai visto dove si finisce, quando si vuole accontentare tutti?



http://www.arpnet.it/petra/asino.html

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