giovedì 20 ottobre 2016

Il palazzo Topkapi


Il Palazzo di Topkapi, costruito nel 1453 in seguito alla presa di Costantinopoli da parte di Maometto il Conquistatore che vi ha abitato fino alla sua morte, ha ospitato ben 26 dei 36 sultani dell’Impero Ottomano. 
Superata la Porta Imperiale ci si trova di fronte ad un edificio immenso con chioschi, haremhammamcortili, corridoi e belvedere che nascono dalle continue modifiche e ampliamenti introdotti dai diversi sultani. Il Palazzo inframmezzato da corti, ha ampi cortili abbelliti da giardini rigogliosi e fontane, tutto in stile moresco. Sul primo ampio spazio (dedicato al corpo di soldati cristiani convertiti all’Islam) si affaccia la chiesa di Santa Irene e la fontana nella quale si dice che i giannizzeri pulissero le spade dal sangue delle esecuzioni che avevano luogo in questo cortile.
Dalla Porta del Saluto, dalla quale potevano entrare a cavallo solo il sovrano e sua madre, si accede alla Corte delle Cerimonie: qui si tenevano le assemblee sugli affari di stato, le adunate del popolo che manifestava il proprio scontento al sultano e il pagamento dello stipendio ai giannizzeri.
L’ala del palazzo dedicato alle donne del sultano era composto da 300 stanze, 8 bagni, 4 cucine, 2 moschee, 6 cantine, una piscina e un’infermeria: vi abitavano circa mille donne, tra cui la regina madre, le favorite del sultano, ma anche ex favorite che gli avevano dato un figlio, domestiche, nutrici, sarte, musiciste, danzatrici e schiave, sorvegliate dagli eunuchi, gli unici uomini oltre al sovrano che erano ammessi in questa parte del palazzo.
Anche l’harem era diviso internamente da cortili, alloggi degli eunuchi, gallerie segrete, fontane e fresche corti affacciate sul mare. Nelle cucine lavoravano circa 1000 persone che apparecchiavano ogni giorno per 5000 coperti e che arrivavano a 15000 durante le feste. Preparavano circa 50 portate per ogni banchetto, ma i pasti del sultano venivano preparati a parte per ragioni di sicurezza.
Sulla terza corte si affaccia il Palazzo Arz Odasi che fungeva da sala di ricevimento del sultano; qui il rumore della fontana serviva per impedire agli estranei di ascoltare le conversazioni. Troviamo anche la Biblioteca di Ahmet III che un tempo custodiva ben 6000 volumi, manoscritti inediti di diverse culture e Hirka-i-Saadet, il padiglione delle reliquie dei santi, con i cimeli più preziosi del mondo islamico come alcuni oggetti appartenuti al Profeta Maometto, il suo mantello, il suo stendardo, un dente, un’impronta del piede e perfino alcuni peli della sua barba.
Sebbene fosse considerata un tabù la pittura di esseri viventi, i sultano incentivarono questa arte e si fecero realizzare miniature particolarmente pregiate dei loro ritratti che tenevano nascoste nella Sala delle miniature. In queste 4 sale sono custoditi tutti gli oggetti preziosi appartenuti ai sovrani: dai candelabri di oro massiccio con incastonati 6666 diamanti al trono ricoperto di lamine d’oro fino al pezzo più importante della collezione, il Diamante del mercante di cucchiai, di ben 86 carati e circondato da 49 brillanti. Non solo gioielli, ma anche i doni di capi di stato che per secoli hanno fatto visita ai sultani e armature di rappresentanza. Chiamata anche il Giardino dei Tulipani, il fiore preferito dal sultano Ahmet III, la quarta corte vanta una meravigliosa terrazza affacciata sul  Bosforo, sicuramente una delle più panoramiche grazie anche al Baldacchino in rame circondato da vasche di marmo e fontane gorgheggianti con una magnifica vista sul Corno d’Oro. In questo angolo solitario del palazzo il sultano si faceva servire la cena dopo il tramonto nel periodo del Ramadan.

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