e se ce n'è uno, non è un uomo.
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Il verbo arabo naqaba significa ‘velare la faccia’; il niqab è il nome del pezzo di stoffa che copre il volto della donna. Si lega dietro la nuca e lascia scoperti solo gli occhi; ne esistono esemplari molto raffinati ed eleganti, con particolari in pizzo. In Egitto, il niqab è pesante e nero, attraversato da una sottile fessura che permette di vedere, mentre nello Yemen e negli Emirati Arabi ha assunto una forma particolare: si tratta di una tunica intera infilata dalla testa che copre completamente capo, volto e corpo; all’altezza degli occhi vengono lasciate due aperture, i bordi di queste fessure sono spesso molto ricamati e gli occhi della donna che emergono sono molto truccati. Alcune donne lo portano aggiungendo occhiali da sole e guanti.
La loro insegnante, per insegnare i verbi, scrisse alla lavagna la frase "Omar entra". Subito le donne si misero il velo pensando che fosse entrato veramente questo Omar. Poi l'insegnante scrisse :" Omar è uscito" Le donne allora si tolsero il velo.
La storia più incredibile che abbia mai sentito è quella del cocchiere Salim, che perse la parola. E, se non l'avessi visto con i miei occhi, non ci avrei mai creduto. Tutto cominciò nell'agosto del 1959, in uno dei quartieri più vecchi di Damasco. Ero alla ricerca di una storia fantastica e sensazionale, ed ero certo che là avrei potuto trovarla, perchè in nessun luogo si sanno raccontare le storie come in questa città.
Nell’Antico Egitto non veniva compresa l’alternanza fra giorno e notte come fenomeno naturale. Gli egizi pensavano che nel cielo vivesse una grande dea che partorisse dal suo ventre il sole di giorno e la luna di notte. Iside era considerata la Dea Madre che possedeva il dono di generare la vita ed in suo onore si eseguivano danze che simulavano la fertilità e l’origine della vita mediante movimenti e ondulazioni del ventre.