mercoledì 21 gennaio 2015

La scodella ( Egitto)


C’era (o non c’era, ma se non c’era fa lo stesso) un uomo povero ma contento, che il giorno si guadagnava il pane lavorando duramente, e la sera si sedeva davanti alla porta di casa con i suoi, a raccontare storie meravigliose. La sua era una casa felice, piena di risate e di canzoni, e gli ospiti erano sempre bene accolti.
Nella casa di fronte, invece, si sentivano solo rimproveri e grida adirate.
Là viveva un riccone che trattava moglie e figli come servi, costringendoli a fare a meno perfino del necessario pur di risparmiare una moneta. E quando le voci allegre del povero e della sua famiglia arrivavano fino a lui, il ricco si rodeva per l’invidia, perché nonostante l’oro che aveva accumulato, la sua vita era triste e desolata.
“Senti come se la spassano! Eppure vanno in giro coperti di stracci e mangiano solo fave” diceva. “Ma prima o poi la smetteranno di ridere! E se non ci penserà il destino a rovinarli, lo farò io”. Aveva in corpo tanta rabbia che un giorno riuscì a far perdere il lavoro al pover’uomo  e, siccome era potente e tutti lo riverivano, impedì in tutti i modi che ne trovasse un altro.
Così la famiglia del povero cominciò a soffrire la fame, finché arrivo il giorno in cui, consumati i pochi risparmi, marito e moglie si ritrovarono giusto con il denaro necessario a  comperare un po’ di fave cotte.
“Ce le faremo durare il più possibile” disse la moglie del povero “e sono sicura che quando saranno finite Allah penserà a noi”.
L’uomo si mise in tasca la moneta, prese una grande scodella di legno e andò a comperare le fave, ma mentre tornava a casa inciampò, rovesciando il recipiente per terra. Addio pranzo, addio cena! E adesso che cosa avrebbero mangiato i suoi poveri figli?
L’uomo non aveva il coraggio di tornare a casa a mani vuote, e così raccolse la scodella, la ripulì e, dato che non aveva una bisaccia dove metterla, se la sistemò in testa come un cappello: se non altro l’avrebbe riparato dal sole.
Poi andò al fiume, nella speranza che qualcuno gli desse lavoro, e per fortuna trovò una grande barca pronta a salpare, che aveva giusto bisogno di rematori. In pochi giorni risalirono il fiume, sempre più avanti, fin dove vivono uomini con la pelle nera come la notte. E fu là che una tempesta li sorprese, costringendoli a fermarsi e a gettare l’ancora accanto alla riva, vicino a un villaggio dove gli stranieri capitavano raramente.
Gli abitanti, incuriositi da quella strana gente con la pelle chiara, portarono i marinai dal loro capo, che si riparava dal sole ardente sotto una tettoia di foglie di palma.
E il Capo li osservò e li fece camminare avanti e indietro, volle sentire le loro voci e fu particolarmente colpito dalla scodella che l’uomo povero portava ancora in testa. Così gli fece segno di avvicinarsi e chiese: 
“Cosa ti ha portato al mio villaggio?”.
“Il destino!” rispose l’uomo. “Nulla accade senza che Allah lo voglia”.
“E cos’e quella cosa che hai in testa?”.
Una scodella di legno” disse l’uomo. “Serve a proteggermi dal sole”.
Il Capo la prese, se la mise in testa e trovò che sì, la scodella riparava dal sole meglio di qualunque foglia di palma.
“La voglio” disse all’uomo. “Che cosa chiedi in cambio?”.
“Io? Chiedo soltanto di tornare da mia moglie e dai miei bambini” rispose lui, che da quando era sceso a terra aveva paura perfino a respirare.
“Va bene” disse il Capo. “E dato che sei così generoso da cedermi la tua scodella senza pretendere niente in cambio, ti darò anche delle pietruzze luccicanti per far giocare i tuoi figli”.
Poi affondò la mano in un cesto e ne tirò fuori una manciata di gemme, così grosse e preziose che una sola sarebbe bastata ad arricchire tutti gli abitanti del Cairo. L’uomo si affrettò a riempirsene le tasche e, quando la barca lo riportò in città, corse a casa per dire alla moglie che i giorni duri erano finiti per sempre. La scodella di legno aveva fatto la loro fortuna!
Da quella sera il riccone ricominciò a sentire canzoni e risate, vide ospiti andare e venire, spiò gli operai che tiravano su nuove mura per aggiungere altre stanza alla casa di fronte, e si accorse che il povero era diventato più ricco di lui.
“Come ha fatto quel pezzente a sistemarsi così bene? Devo saperne di più” si disse, e mandò sua moglie a far visita alla vicina, ordinandole di scoprire che cose era successo.
La donna tornò a casa dopo un pomeriggio di chiacchiere e raccontò della barca, del villaggio, del Capo che aveva scambiato le gemme con una misera scodella di legno… insomma, la vicina le aveva spiegato per filo e per segno da dove veniva la ricchezza del marito, senza nascondere nulla. Il riccone non ci pensò due volte e, riempita una barca di doni preziosi, risalì il fiume e raggiunse il villaggio insieme a una lunga fila di portatori.
“Cosa ti conduce nel mio villaggio?” gli chiese il Capo.
“Il desiderio di conoscerti” rispose l’uomo. “Si parla di te ovunque, e io ho voluto vederti con i miei occhi”.
Molto compiaciuto, il Capo domando: “E cosa c’è nelle ceste che i tuoi uomini hanno portato fin qui?”.
“I miei doni per te” rispose l’uomo, inchinandosi. “Spero che vorrai accettarli, anche se sono troppo modesti per un uomo della tua importanza”. E mostrò i tappeti, le stoffe, i vassoi d’ottone che gli aveva portato.
Il Capo ne fu così contento che disse: “Che regali meravigliosi! Non ne ho mai visti di così belli, e per ringraziarti ti darò l’oggetto più prezioso che possiedo”. Poi si tolse la scodella di legno che aveva in testa e gliela consegnò con un inchino.

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