domenica 8 marzo 2009

L'astuzia e il potere delle donne

C'era una volta un orfanello che viveva con una sorella sposata. Un giorno, nonostante fosse ancora poco più che adolescente, le disse di volersi sposare. La sorella non era affatto d'accordo, perché a suo dire, era troppo giovane e non abbastanza maturo per il matrimonio.
Il ragazzo insisteva e questa fu costretta a fornirgli un esempio molto istruttivo per mostrargli quanto le donne possono essere potenti e spietate. Gli ordinò di andare al mercato e di comperare un pesce. Quando il ragazzo ritornò con il pesce, lei lo nascose sotto le vesti e insieme si recarono nei campi dove il marito stava arando per portargli il pranzo di mezzogiorno. Mentre il marito mangiava la moglie disse: "Stanotte ho fatto un sogno, sognavo che avremmo fatto una bella festa", poi di nascosto mise il pesce in un solco. Finito il pranzo, l'uomo riprese il suo lavoro mentre lei e il fratello si incamminavano verso casa. "Venite qui" gridò, guardate che cosa ho trovato, Dio ci aiuti, ho trovato un pesce nel solco. Vai a casa prepara tutto, invita i vicini, faremo una bella festa". "D'accordo" disse la moglie. Andò a casa, cucinò il pesce, se lo mangiò con il fratello e nascose le lische. Quando il marito tornò a casa con gli invitati, chiamò la moglie e le chiese se aveva preparato tutto. La moglie si finse stupita e disse: " Hai forse comprato cibo e bevande? Con che cosa volevi festeggiare?". Ma non, ti avevo dato quel pesce che ho trovato nel solco mentre stavo arando?", gridò il marito. La donna si rivolse ai vicini: "Vi prego aiutatemi quest'uomo è impazzito, avete mai sentito che si trovino pesci nei campi?". I vicini le diedero ragione e legarono il marito. "Gettatelo in cantina" disse la donna "in modo che non mi possa far del male". I vicini eseguirono e se andarono.
Quella sera la donna prese la macina di pietra e si sedette sopra la botola della cantina a macinare fagioli. Il rumore che faceva sembrava il rombo di un tuono. Con la fiaccola passava di tanto in tanto davanti alle fessure, di modo che il marito credesse che fossero i lampi. Infine versò molta acqua sopra l'apertura ed egli dovette rifugiarsi in un angolo per non bagnarsi. La mattina ritornano i vicini per chiedere all'uomo come stava "Grazie a Dio", disse, "Sto bene, anche se cercano di farmi passare per matto. Ma, ditemi come sono ridotti i campi con tutta quella pioggia? Deve aver rovinato tutto!" Allora quelli gli dissero: "Che Dio possa rinsavirti, pover'uomo!".
Ormai tutti credevano che fosse davvero pazzo e lo fecero uscire dalla cantina solo dopo due settimane. Il giovane rifletté a lungo su quello che aveva fatto la sorella e decise che non si sarebbe mai sposato.

www.arab.it

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lunedì 23 febbraio 2009

La cerimonia del tè


Sul tappeto davanti al padrone di casa viene posto un grande vassoio che contiene una teiera, tre scatole rettangolari, un martelletto piatto, dei bicchieri stretti e alti, ed infine il recipiente dove bolle l'acqua. Spesso è posato un piccolo braciere dove arde del carbone di legna. Tutti rimangono in silenzio, con gli occhi puntati sul maestro delle cerimonie. Dalla prima scatola prende una dose di tè verde e la mette nella teiera versandovi poi dell'acqua bollente; dalla seconda scatola rettangolare prende un panetto di zucchero, che spezza aiutandosi con il martelletto, e introduce i pezzi nello stretto collo della teiera. Dalla terza scatola prende un ciuffetto di menta fresca e odorosa che aggiunge alla bevanda. Infine chiude la teiera con il coperchio e resta in attesa per qualche minuto, chiacchierando tranquillamente con i propri ospiti. Dopo alcuni minuti versa un po' di tè nel proprio bicchiere e lo assaggia con un atteggiamento di grande concentrazione. Aspetta ancora un po', lo assaggia di nuovo eseguendo  tutta una serie di travasi dalla teiera al bicchiere e viceversa, poi quando è all'esatta temperatura e con il preciso gusto voluto dalla tradizione, offre la bevanda agli ospiti. A questo punto se  lo potreste assaporare, vi rendereste conto che non esiste bevanda più dissetante e digestiva, dopo un buon pasto, di un delizioso tè alla menta, ma  non rifiutate mai un altro bicchiere fintanto che non siate arrivati al terzo. Sarebbe una scortesia imperdonabile.

lunedì 26 gennaio 2009

La poesia araba di Nizar Qabbani



                         Se il demone fosse uscito dalla lampada
                                e mi avesse detto: Eccomi,
                                hai un minuto solo,
                                scegli tutto ciò che vuoi
                                di granati e di smeraldi,
                                io avrei scelto i suoi occhi
                                senza esitazione.

venerdì 2 gennaio 2009

Danza orientale - la leggenda

La danza orientale è considerata una delle più antiche danze del mondo, soprattutto in Egitto, Libano, Iraq, Turchia e nei Paesi del Medio Oriente e del Maghreb.
Raqs sharqi è il nome arabo e significa " danza orientale" , mentre " danza del ventre" è il nome dato dagli occidentali intorno al  1800.
Nell’Antico Egitto non veniva compresa l’alternanza fra giorno e notte come fenomeno naturale. Gli egizi pensavano che nel cielo vivesse una grande dea che partorisse dal suo ventre il sole di giorno e la luna di notte. Iside era considerata la Dea Madre che possedeva il dono di generare la vita ed in suo onore si eseguivano danze che simulavano la fertilità e l’origine della vita mediante movimenti e ondulazioni del ventre.
La leggenda vuole che Iside, Dea della Luna, della Bellezza, della Magia e del Mistero affascinasse chiunque con la sua gentilezza e delicatezza e  che concedesse fertilità, femminilità e bellezza alle donne che danzassero in suo onore. A lei si offrivano fiori di loto, incenso, essenze, acqua e frutta. Le donne iniziavano le danze compiendo passi e movimenti del ventre, coperte da un velo che, una volta tolto, simboleggiava la rivelazione del mistero, rappresentando la nascita della luce. Quando gli Arabi invasero l'Impero Egizio, rimasero affascinati dalla danza di Iside e ne assorbirono i costumi, aggiungendo un ritmo accelerato e un clima festoso.
La danza egizia si compone di quattro fasi: Luna Calante: la danzatrice entra con il velo, celando il proprio corpo e mostrando che il mistero sarà svelato; Luna Crescente: la danzatrice si toglie il Velo e la musica si anima, accelerando i suoi movimenti; Luna Piena: la danzatrice si rivela completamente, girando, vorticando e muovendosi nello spazio; Luna Nuova: la danzatrice si rinnova con movimenti ondulatori e con il Ventre sinuoso e pulsante.
In tempi remoti, il battito delle mani, lo schioccare delle dita e il canto erano gli unici accompagnamenti musicali della danza. In seguito nacquero strumenti a percussione seguiti da quelli melodici che si evolsero fino ai nostri giorni.
L’abbigliamento prevede un vestito con diversi spacchi laterali, che permettono di velare e svelare le gambe, un reggiseno ricamato, oppure un costume detto baladi, all’egiziana con una cintura in stoffa ed un copricapo a bandana.
I sonagli, i monili e la cintura, oltre ad essere usati come abbigliamento svolgono un ruolo per far risaltare la musicalità ritmica di alcuni movimenti tipici del bacino e del petto.

martedì 2 dicembre 2008

Il re


                                       
                                                          Non biasimate un re
                                               che si umili per amore
                                               poichè abbassarsi per amore
                                               è segno di potenza ed equivale
                                               ad essere due volte re.


tratto da " I 100 nomi dell'amore" di Malek Chebel e Lassaad Metoui


giovedì 6 novembre 2008

Abbigliamento nel mondo arabo tra passato e presente: litham



E’ il copricapo degli uomini Tuareg. Questo velo, indispensabile elemento del costume tradizionale, scende a ricoprire il viso lasciando solo una fessura per gli occhi  ed è donato ai giovani per sancirne l'ingresso nel mondo degli adulti. Gli uomini sposati, oltre al litham, hanno due tipi di veli: il cheche, costituito da una fascia alta una ventina di centimetri e lunga fino a tre metri,(più è lungo più indica nobiltà e importanza del proprietario) realizzato in tessuto di cotone, preferibilmente bianco o tinto di blu o nero e  il tagelmoust,  il velo delle feste costituito da una fascia sempre alta venti centimetri, ma che può arrivare fino a sette metri, di finissimo cotone impregnato d'indaco d'aspetto lucido e cangiante. I veli avvolti in tanti modi mai casuali, rispondono a precise esigenze estetiche e di riconoscimento. Oltre a proteggere dalla polvere e dal sole, coprono la bocca proteggendola dagli spiriti negativi, portatori del malocchio. Per questo i Tuareg non tolgono mai il velo e non scoprono la bocca davanti alle donne o a stranieri, neanche durante un tè o un pranzo. La tradizione vuole che siano state proprio le donne a introdurre tra gli uomini l'uso del "tagelmoust", Pare infatti che in seguito a una battaglia in cui i cavalieri Tuareg non eccelsero per il coraggio, le donne, vergognatesi, imposero ai mariti l'uso del velo.  I Tuareg sono anche detti "uomini blu" perché lo chèche tradizionale, che proviene dalla Nigeria, è tinto con un colorante vegetale indaco molto scuro e non fissato che si trasferisce con facilità, anche dopo molti lavaggi, sulla pelle.


giovedì 16 ottobre 2008

Proverbio arabo


                      Affida il tuo cammello alla provvidenza di Dio,
                                        ma legalo prima ad un albero.



martedì 30 settembre 2008

Aid al-Fitr

Eid mubarak
Aid al-Fitr è la festa islamica che segna la fine del Ramadan, si celebra la " Rottura " cioè il termine del periodo di digiuno e dura 3 giorni. Si chiama anche " Id al-Saghir" ( festa minore) per distinguerla dalla "grande festa ",Aid al-kabir o “Aid al-Adha” che avviene circa 2 mesi dopo. La notte prima della festa le donne rimangono sveglie, finiscono di preparare i dolci per il grande pranzo del giorno dopo e cuociono tanti tipi di focacce e di pane tra cui il "baghrir " una pagnotta morbida , sottile come una pizza, fatta con acqua , farina, uova e lievito. In Marocco le donne usano farsi dei bellissimi disegni sulle mani e sui piedi con l’hennè. Prima che arrivi l’alba e che sorga il sole si fa l’ultimo pasto del periodo di Ramadan con fichi, datteri, miele, frittelle, burro, latte e tè. La giornata festiva inizia con la grande preghiera comunitaria che si tiene nel luogo di riunione più importante di ogni città islamica, all'aperto o nella moschea principale. In questa occasione ognuno indossa gli abiti migliori e partecipa con tutta la sua famiglia alla preghiera comune Questo momento di riunione collettiva è seguito da visite ad amici e parenti, da scambi di doni e da riunioni per pranzo e cena. Le strade sono illuminate, i negozi e i bazar sono pieni di dolci, paste e cartoline festive che è costume scambiarsi in queste occasioni. In questo giorno si fa anche l’elemosina, o al-zakat, che è uno dei cinque pilastri dell’islam:un precetto religioso che sottolinea l’obbligo di solidarietà dei ricchi nei confronti dei poveri.


lunedì 15 settembre 2008

La direzione dello sguardo

                                     



A Giuha, che passeggiava lungo il fiume, un passante timoroso di Dio chiese:


"Se volessi fare un bagno nel fiume dovrei guardare verso la Mecca o dovrei voltargli le spalle?"


Giuha rispose:


"Io guarderei in direzione dei miei abiti, in modo che nessuno possa rubarmeli"




lunedì 1 settembre 2008

Ramadan da “Baghdad brucia” di Riverbend

                                                                                                 01 settembre 2008
Tratto da “Baghdad brucia” di Riverbend (il blog di una giovane irachena.)
Ramadan è il nono mese dell’anno islamico ( che ha 12 mesi ma solo 358 giorni circa ). Ramadan è considerato uno dei mesi più sacri dell’anno islamico-secondo me, è il più interessante. Per tutta la durata del Ramadan digiuniamo per l’intera giornata, dalle prime luci dell’alba al calar del sole. In altre parole non possiamo né mangiare, né bere, né fumare, né masticare gomma fino alla sera, quando arriva il momento di rompere il digiuno“
Ramadan è il mese in cui l’angelo Gabriele fece visita per la prima volta al nostro Profeta portandogli il messaggio dell’Islam e il Corano. Ecco perché è celebrato dai musulmani in tutto il mondo. Non è possibile stabilire con precisione la data di quell’evento importantissimo, ma si pensa che il “Laylet il Qadir” ( la notte in cui il Profeta ha ricevuto la prima visita di Gabriele) vada collocato alla fine di Ramadan ( secondo molti nella ventisettesima notte).
Ramadan è un mese che si festeggia in vari modi. E’ simile alle ultime due settimane di dicembre in Occidente, frenetiche e piene di impegni. E’ il mese in cui si incontrano i parenti che non si sapeva di avere - i cugini insopportabili, la zia preferita, i nonni , i nipoti, gli zii e persino il prozio che si credeva morto l’anno scorso. E’ una sorta di “mese della famiglia”. Il digiuno consiste nello smettere di mangiare e bere non appena spunta l’alba e continuare così per tutto il giorno fino all’imbrunire o “al maghrib”. Il digiuno è considerato uno degli "akan”dell’Islam”, il che significa che è obbligatorio per tutti i musulmani. Con alcune eccezioni: non è obbligatorio per chi è ammalato e per chi si trova in viaggio, oppure se rischia di pregiudicare in qualche modo la salute di una persona ( cioè se la persona è diabetica o incinta ecc).
Oltre quello fisico, c’è il “digiuno morale”. In altre parole si può rompere il digiuno anche senza mangiare. Nel mese del Ramadan si devono evitare pettegolezzi, liti, bugie, imbrogli, insulti e altri comportamenti riprovevoli, altrimenti il digiuno fisico, o “siyam” è considerato inutile. In questo mese ritenuto “sacro” si intensificano anche le preghiere e la lettura del Corano. Qualcuno potrebbe chiedere: perché digiunare? A che scopo negarsi cibo e bevande per più di metà del giorno? Lo scopo del digiuno dovrebbe essere quello di insegnare cosa sono la tolleranza, la pazienza e la fame. Sì, proprio la fame. La persona media non sa cosa significhi avere fame…e non mi riferisco alla fame del tipo vorrei –proprio-un-hamburger-con-patate-fritte. Mi riferisco alla fame che si sente quando non si mangia o non si beve niente da oltre 12 ore, quando lo stomaco sta per cedere e la testa sta per esplodere per mancanza della caffeina da cui attinge l’energia che le serve per funzionare. La fame ha inoltre lo scopo di far apprezzare maggiormente il cibo, perché aiuta a far capire che il cibo e l’acqua non sono sempre disponibili, specialmente quando ci sono persone costrette a digiunare ogni giorno, nei mesi sacri e non sacri....

giovedì 7 agosto 2008

Il calendario islamico

Il calendario islamico è basato sul ciclo lunare.Il Corano prevede che il nuovo mese inizi subito dopo la luna nuova, o meglio quando appare la prima esile falcetta di luna crescente. Prevedere questo esatto momento è molto complicato; per semplicità i calendari perpetui islamici usano la seguente regola: l'anno, che si chiama “hijri”, è composto da dodici mesi alternativamente di 29 e 30 giorni; ed è più corto di quello solare avendo solo 354 giorni. Poiché l'inizio del mese reale è stabilito in base all'osservazione diretta della prima luna crescente, non è detto che la lunghezza dei mesi sia sempre quella riportata in tabella e si possono verificare scostamenti di un giorno tra il calendario reale e quello perpetuo; sono addirittura possibili scostamenti tra il calendario di un paese islamico e quello di un altro paese parimenti islamico ma geograficamente lontano. Inoltre i mesi e le festività non cadono mai nelle stagioni in modo fisso. L’anno dell’immigrazione del Profeta Muhammad  dalla Mecca a Medina, che cade nel 622 d.C., è considerato come il primo per i musulmani, quindi per il calendario islamico ora ci troviamo nell’anno 1429.
 I mesi islamici hanno questa frequenza:
1. Muhàrram - محرم di 30 giorni
2.Sàfar - صفر di 29 giorni
3. Rabì‘ al-àwwal - ربيع الأول di 30 giorni
4. Rabì‘ al-thàni - ربيع الثاني di 29 giorni
5. Jumàda al-àwwal - جمادى الأول di 30 giorni
6.Jumàda al-akhìra - جمادى الثانية di 29 giorni
7. Ràjab - رجب di 30 giorni
8. Sha‘bàn - شعبان di 29 giorni
9. Ramadàn - رمضان di 30 giorni
10.Shawwàl - شوال di 29 giorni
11.Dhu l-qà‘da - ذو القعدة di 30 giorni
12. Dhu l-hìjja - ذو الحجة di 29 giorni


lunedì 21 luglio 2008

Proverbio arabo



                                            Onesto è colui che cambia il proprio pensiero
                                    per accordarlo alla verità.

                                    Disonesto è colui che cambia la verità
                                    per accordarla al proprio pensiero.


giovedì 3 luglio 2008

La lingua araba

E' una scrittura alfabetica composta da 28 lettere, ha la particolarità di essere molto ricca di consonanti e povera di vocali, infatti possiede solo tre vocali che sono: a, i, u, simili a quelle della lingua italiana. Queste vocali vengono pronunciate in modo attenuato e talvolta il nostro orecchio fa fatica a distinguerle. Le vocali brevi non si scrivono. Delle 28 lettere ben 17 hanno un suono assolutamente diverso rispetto all'alfabeto italiano. Con le consonanti di questa lingua si può produrre qualsiasi suono che la gola umana possa emettere, per questo, l'arabo è considerato una delle lingue più ricche anche da questo punto di vista.  L'arabo si scrive e si legge da destra a sinistra, quindi per leggere un libro scritto in arabo bisogna iniziare dall'ultima pagina. La scrittura è solo corsiva, cioè le lettere, quasi sempre, sono attaccate una all'altra. La scrittura appare quindi una sorta di stenografia e bisogna intuire la pronuncia delle parole a partire dalle sue consonanti, per esempio MNZL (casa). Per rendere meno difficile la lettura si usa "vocalizzare" le consonanti con dei piccoli segni posti sopra o sotto le stesse. La forma delle lettere varia leggermente secondo la loro posizione: all'inizio, nel mezzo o alla fine della parola. La scrittura è stata molto usata come elemento decorativo nelle opere d'arte poiché il Corano ha condannato la riproduzione di esseri animati per evitare l'idolatria. L'arabo grazie alla lettura del Corano, sempre identica nei secoli, ha conservato intatta questa ricchezza di suoni evitando l'usura fonetica subite generalmente dalle altre lingue nel corso della loro evoluzione.

venerdì 13 giugno 2008

Giuha e il gatto

Un giorno Giuha aveva voglia di una cena speciale, così comprò tre chili della carne migliore e la portò a sua moglie.
Sua moglie che era una brava cuoca, mise sul fuoco i pezzi di carne, aggiunse delle verdure e preparò il cuscus.
Mentre preparava il pranzo, una vicina, attirata dal profumo, venne a vedere che cosa stesse cuocendo di buono. Le due donne si misero a chiacchierare e poi assaggiarono ciascuna un pezzetto di carne, che era davvero squisita.
-  Assaggiamone un altro pezzetto - disse la vicina.
E così fecero. Un pezzo dopo l'altro, le due donne mangiarono tutta la carne.
Quando Giuha tornò a casa, la moglie gli disse che era molto spiacente ma che per cena c'erano solo verdure e un po' di cuscus.
- E dov'è finita tutta la carne che ho comprato questa mattina? - chiese Giuha.
- Mentre ero girata, il gatto ha mangiato tutta la carne - rispose la donna.
Giuha la guardò sospettoso e uscì in cerca del gatto. Quando lo trovò, rientrò a casa con una bilancia e lo pesò. Il gatto pesava esattamente tre chili.
Allora Giuha si volse verso la moglie e disse:
- O moglie, se questo è il gatto, dov'è la carne? E se questa è la carne, allora dov'è il gatto?

giovedì 29 maggio 2008

Abbigliamento nel mondo arabo tra passato e presente : abaya


L'abaya è un indumento femminile utilizzato nei paesi musulmani. Si tratta di un lungo  mantello che la donna indossa sopra il vestito quando è in pubblico. Copre tutto il corpo ad eccezione della testa, delle mani e dei piedi. Tradizionalmente è nero in quanto un decreto religioso (fatwa) ordina che l'abaya sia confezionato con "un tessuto spesso, opaco e ampio, per non rivelare le parti del corpo", può essere portato con lo  hijab  o con il niqab (velo che copre il viso della donna).  Alcune donne scelgono anche portare i guanti neri lunghi, in modo che le loro mani siano coperte. Si usa soprattutto nei paesi del Golfo Persico. In Arabia Saudita le donne sono obbligate a portare l’abaya mentre il niqab è facoltatiivo. In Iran ne esiste una variante che prende il nome di chador.
                    

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