venerdì 29 maggio 2026
la leggenda di Marrakech
domenica 17 agosto 2025
Dalla leggenda alla storia: il caffè nei paesi arabi
Nel golfo di Aden ferveva il dibattito tra i sostenitori della leggenda del pastore etiope Kaldi e quelli dello Yemenita Omar. Chi aveva scoperto il caffè? Le leggende sono leggende, la ma la cosa più importante è che chiunque abbia scoperto il cespuglio con le bacche di caffè sia riuscito a portarlo dalle prime piantagioni dello Yemen a tutto il mondo arabo, fino a farlo diventare una delle bevande più popolari al mondo. Gli Yemeniti erano soliti mangiare le drupe per avere più energia, i sufi necessitavano del caffè per mantenere l’attenzione e rimanere svegli tutta la notte per le preghiere, i ricchi servivano caffè ogni giorno ai loro ospiti e i poveri potevano godersi una tazza di caffè nei locali pubblici conosciuti come Gahveh Khaneh. Nel 15° secolo, vennero aperte delle caffetterie anche alla Mecca ,al Cairo, fino alla capitale dell’impero Ottomano, Istambul. Le Gahveh Khaneh, conosciute anche come le ‘case dei Saggi’, divennero la dimora di intellettuali che usavano riunirsi per tenere discussioni e dibattiti, condividere scoperte ed informazioni. Mentre la moda del caffè stava raggiungendo l'intera popolazione, sorse una grave dilemma: il caffè veniva chiamato Qahwa, che significava "vino" ed il vino era proibito nel mondo islamico. L’antico dibattito cambiò direzione: dimenticata la questione su chi scoprì la pianta del caffè, ora si pensava se proibire o meno il consumo del caffè. Alla Mecca, il governatore Kha’ir Beg organizzò un tribunale che vedeva una cesta di caffè sistemata ad una lato e l’accusatore seduto dall’altro. La cesta non aveva modo di difendersi dalle accuse di far perdere il controllo a coloro che bevevano caffè e di allontanarli dalla visione di Allah e così il caffè fu proibito, le Case del Caffè chiuse, i venditori banditi e i bevitori flagellati. Questo ovviamente non servì a far smettere alla popolazione di bere caffè, e quando il Governatore del Cairo, gran bevitore di caffè, venne a conoscenza della situazione, fece allontanare Kha’ir Beg dal suo ruolo e salvò l’oro nero. Altri Sultani provarono a bandire il caffè, ma fallirono sempre per colpa dell’opposizione del Popolo del Caffè.
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giovedì 3 luglio 2025
La leggenda di Omar che iniziò a tenere svegli i dervisci con il caffè
C'è un’antica storia, conservata nel manoscritto Abd-Al-Kadir, ambientata nell'antico Yemen, che parla del discepolo dello Sceicco Abou'l Hasan Schadheli, Omar, noto per le sue doti di guaritore attraverso la preghiera. I dervisci, non si sa per che motivo, lo bandirono dalla città e lo reclusero in una grotta nel deserto, nelle aree di altopiano della punta meridionale del Mar Rosso nel porto di Al-Mokha. Stava quasi per morire di fame quando vide delle bacche rosse su alcuni cespugli. Le raccolse, le assaggiò e le trovò troppo amare e dure. Provò ad arrostirle e poi a bollirle per renderle commestibili. Bevve l'acqua di cottura e si sentì subito rinvigorito. Quando la notizia di questa particolare guarigione giunse a Mocha, venne richiamato in città con tutti gli onori e l’usanza di bere il caffè comparve anche nei monasteri sufi dello Yemen in quanto li aiutava a rimanere svegli più facilmente per le preghiere di mezzanotte. L’usanza di bere il caffè è comparso anche nei monasteri sufi dello Yemen come bevanda per rimanere svegli più facilmente per le preghiere di mezzanotte.
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lunedì 5 maggio 2025
La leggenda del caffè e delle capre salterine
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lunedì 17 marzo 2025
Fiaba yemenita: La serva ladra.
C'era una volta un uomo che girava di paese in paese.
Un giorno entrò in una moschea e una donna, che aveva la casa vicina, lo vide. Mandò la sua serva e gli disse: "Va' a chiedere a quell'uomo qual è il suo mestiere e la sua parentela, chi è e da dove viene". La serva andò e lo trovò seduto nella moschea. Gli disse: "La mia signora mi ha mandato a chiederti chi sei e da dove vieni, cosa fai e qual è la tua gente". Egli rispose: "Per Dio, sono un viaggiatore! Per quanto riguarda il mio lignaggio, io sono uno shaykh”.
La serva tornò dalla sua padrona e le riferì le sue parole. Allora le disse: "Torna da lui e digli che gli manderò la cena". La serva andò e gli disse: "La mia padrona dice che ti manderà la cena". "Bene..." rispose. La donna aspettò fino alla sera e gli preparò una pagnotta, quattro fette di agnello e una ciotola piena di brodo. Mandò la serva a portargli la cena, dicendole: "Quando gli porgi il cibo, digli: "la mia padrona ti manda a dire che la luna è tonda, il mare è alto e le stelle sono quattro”.
Quando la serva giunse in uno slargo della strada, si mangiò mezza pagnotta e una fetta di carne, e bevette mezzo brodo. Portò il resto al viaggiatore e gli disse: "La mia signora ti manda a dire che la luna è tonda, il mare è alto e le stelle sono quattro". Rispose: “Bene...".
Guardò la cena e trovò mezza pagnotta, tre fette di carne e mezza ciotola di brodo. Allora disse alla serva: "Riferisci alla tua signora che c'era l'eclissi di luna, il mare era quasi prosciugato e le stelle erano solo tre". La serva ritornò dalla padrona e la informò: "Il viaggiatore dice che c'era l'eclissi di luna, il mare era quasi prosciugato e le stelle erano tre”. Allora la padrona esclamò: "Hai rubato la cena allo straniero!". La serva negò. "Come?" disse la padrona. "Ho mandato quattro fette di carne e il viaggiatore di che che erano tre! Ho mandato una pagnotta e una ciotola piena, ma solo metà gli è giunta!”. Quando me ne sono andato via, la padrona stava ancora battendo la serva...
domenica 10 settembre 2023
Perché gli asini hanno il muso bianco
Tutti sanno che l'asino è l'animale più paziente e che più di tutti gli altri può essere caricato sino all'inverosimile. L'asino sopporta tutto. Ci si rende conto di quanto si pretende da lui solo quando schiatta, e allora vuol dire che era davvero troppo carico.Gli asini patiscono le maggiori pene dai bambini, soprattutto quando questi li portano al pascolo. Come si sa, i bambini percuotono l'asino con bastoni, gli tirano pietre, gli saltano in groppa e si fanno trasportare in cinque o sei alla volta. L'asino, sempre paziente, li lascia fare senza opporsi.Un bel giorno, alcuni angeli si rivolsero al Signore dei Mondi e gli dissero: "Signore! Osserva l'asino. E' l'immagine della pazienza e della resistenza. Non pensi che anche lui avrebbe diritto al Paradiso?" Il Signore diede subito ragione agli angeli e, senza esitare, ordinò che l'asino fosse condotto in Paradiso. Gli angeli, allora, volarono subito dall'asino per cantargli la buona notizia, prenderlo con loro e condurlo all'ingresso del Paradiso. Appena arrivati davanti alla grande e lucente porta del Paradiso, l'asino sporse il muso verso l'interno ma subito si irrigidì e non volle più proseguire. Gli angeli non capivano, non si spiegavano. Provarono e riprovarono, prima delicatamente poi con forza, a spingere la bestia aldilà della porta, ma ... niente, non c'era verso. L'asino aveva, con circospezione, messo solo il muso, guardato all'interno e subito si era fermato come paralizzato. Ma cosa stava succedendo? Perché l'asino non voleva in nessun modo proseguire all'interno di quel mondo magicamente perfetto e felice? Non passò molto che gli angeli capirono il motivo: a spaventare l'asino sino a non farlo più proseguire era stato il gran numero di bambini che aveva visto sporgendosi dalla porta del Paradiso. Era troppa la paura che l'asino aveva dei bambini, aveva subito tanti maltrattamenti da loro. Gli angeli, a malincuore, dovettero rinunciare a far entrare l'asino tra i prediletti del Paradiso e lo riaccompagnarono al suo pascolo. Appena tornato sulla terra, tutti si accorsero del cambiamento dell'asino. L'asino non era entrato in Paradiso, ma ci aveva infilato il muso che, illuminato dalla folgorante luce divina, era diventato bianco. L'asino ora aveva il muso bianco. Fu così, che da allora, tutti gli asini nacquero con quella caratteristica. Ecco perché oggi l'asino ha il muso bianco.
domenica 31 maggio 2020
Shirin e Farhad: una leggenda iraniana.
Nel VII secolo d. C., prima che gli Arabi arrivassero e portassero con sé l'Islam, viveva in Iran una ragazza giovane e bellissima di nome Shirin. La famiglia di Shirin era molto ricca e conosciuta e l'intero Paese cantava la bellezza unica e la grazia impareggiabile della giovane.
domenica 12 novembre 2017
Il tragico amore di Layla e Majnun.
Quella che sto per narrarvi è una storia famosissima, che ha ispirato, sin dai tempi antichi, la penna di grandi scrittori e che ancora oggi, viene raccontata ai giovani innamorati.
domenica 23 luglio 2017
La leggenda dei portatori d'acqua
lunedì 21 novembre 2016
I 3 fratelli (fiaba marocchina)
C’era una volta e c’è ancora un piccolo villaggio in Marocco, dove viveva un uomo buono, il suo nome era Mustapha.
mercoledì 21 gennaio 2015
La scodella ( Egitto)
“Cosa ti ha portato al mio villaggio?”.
venerdì 10 maggio 2013
Il cuore di una madre ( leggenda araba)
illustrazione di Faiza Faghni
venerdì 1 marzo 2013
La leggenda dei gelsomini (2)
Giunta al palazzo del Gran Pascià viene rinchiusa nell'harem e qui profumata, agghindata e ingioiellata per l'offerta d'amore. Jasmine "Gelsomino" sarà il suo nome le dice l'eunuco a guardia dell'harem. E Jasmine di notte, esegue gli ordini e scende in giardino per attendere il suo signore. Ma la sua anima si ribella e quando il pascià sta per giungere estrae lo stiletto che teneva nascosto in seno e si trafigge il cuore. Cade senza grida sul bordo di un laghetto. La mattina seguente, nello stesso punto in cui è caduta la fanciulla, vi è un bellissimo fiore. Jasmine (gelsomino) è il suo nome .
martedì 15 gennaio 2013
La leggenda dei gelsomini (1)
Un giorno, Kitza, la madre di tutte le stelle, stava preparando nel suo palazzo di nuvole, gli abiti d'oro per i suoi figli astri, quando giunse un gruppo di stelline che si lagnavano delle loro vesti. Chi si lamentava per una veste troppo larga, chi per un abito che non splendeva abbastanza e chi ancora lo avrebbe voluto più guarnito di gemme…. Insomma, le stelline strepitavano, erano capricciose e testarde e facevano impazzire mamma Kitza: ”Bimbe mie, non fate chiasso”, si raccomandava la buona donna “ molte vostre sorelle sono ancora nude, patiscono il freddo e potrebbero ammalarsi.” Ma le stelline egoiste non le davano retta e continuavano a protestare. In quel momento passò davanti al palazzo di nuvole, Micar, il re degli spazi, udì lo strepito ed incuriosito entrò.
domenica 26 febbraio 2012
La grossa eredità
giovedì 26 maggio 2011
Leggenda araba
Una bella leggenda araba, racconta di due amici in viaggio nel deserto che ad un certo punto si misero a discutere.
"Quando un grande amico ci offende, dobbiamo scrivere sulla sabbia, così che il vento dell'oblio e del perdono lo possano eliminare, ma quando fà qualcosa di grande, dobbiamo scrivere sulla pietra la memoria del cuore, così che il vento o qualsiasi altra cosa al mondo non potrà mai cancellarlo!!".
lunedì 29 novembre 2010
la tribù dei figli dell'avarizia
La mattina seguente tutto il villaggio si trovò intorno alla cisterna, ma questa era completamente vuota e nessuno voleva iniziare a riempirla. Alla fine uno degli uomini disse: " Scommetto che i vostri otri sono pieni d'acqua ". E gli altri replicarono: " E noi scommettiamo che anche il tuo otre contiene solo acqua! ". Tutti scoppiarono in una risata e si resero conto di quanto sia difficile cambiare il proprio carattere.
sabato 28 agosto 2010
una storia sufi
Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscirne.
L'asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre il proprietario pensava al da farsi.
Finalmente il contadino prese una decisione crudele: concluse che l'asino era ormai molto vecchio e che non serviva più a nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo.
Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l'animale dal pozzo.
Al contrario chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l'asino.Ognuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra dentro al pozzo.
L'asino non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo con lui e pianse disperatamente. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto.
Il contadino alla fine guardò verso il fondo del pozzo e rimase sorpreso da quello che vide.
Ad ogni palata di terra che gli cadeva addosso, l'asino se ne liberava, scrollandosela dalla groppa, facendola cadere e salendoci sopra.
In questo modo, in poco tempo, tutti videro come l'asino riuscì ad arrivare fino all'imboccatura del pozzo, oltrepassare il bordo e uscirne trottando.
Ricorda le cinque regole per essere felice:
1- Libera il tuo cuore dall'odio
2- Libera la tua mente dalle preoccupazioni.
3- Semplifica la tua vita.
4- Da'di più e aspettati meno.
5- Ama di più e... accetta la terra che ti tirano addosso, poiché essa può costituire la soluzione e non il problema
venerdì 1 gennaio 2010
Storia di uno scemo derubato del somaro
Disse quel tale: - Non c'è forza né potenza fuorché in Dio, l'Altissimo, l'Eccelso! Che Dio ti benedica fratello; assolvimi di tutto quel che ti ho fatto, cavalcandoti e così via! - L'imbroglione andò per la sua strada e lo scemo a casa sua, abbrutito dall'afflizione e dall'affanno. Gli disse la moglie: - Che cosa ti è successo e dov'è il somaro? - Le rispose: - Tu non sei informata del caso di questo somaro, ora te lo spiegherò io, - e le raccontò la storia.
La moglie esclamò: - Poveri noi, che castigo avremo da Dio! Come mai per tutto questo tempo ci siamo serviti di una creatura umana per somaro! - Poi distribuì elemosine e invocò il perdono di Dio, mentre il marito rimase un certo tempo in casa, disoccupato, finché la moglie disse . - Fino a quando te ne starai tappato in casa senza lavorare? Va' al mercato, compriamoci un altro somaro e servitene per lavorare! - Andò alla fiera, si fermò accanto ad un somaro, ed ecco che era proprio il somaro suo, messo in vendita! Lo riconobbe, gli si avvicinò e parlandogli all'orecchio gli disse: - Disgraziato del malaugurio! Sicuramente tu sei rincasato nell'ubriachezza e di nuovo hai bastonato tua madre! Ma io per me non ti ricomprerò mai più! - Lo lasciò lì e se ne andò.
tratto da " le mille e una notte"
martedì 6 ottobre 2009
Le donne timide - fiaba algerina
Indossavano " l'haikm rema", l'abito tipico algerino, che copre interamente dalla testa fino ai piedi, col viso celato sotto un velo. Un giorno decisero di andare a scuola per la prima volta. Appena entrate in aula si tolsero il velo.
La loro insegnante, per insegnare i verbi, scrisse alla lavagna la frase "Omar entra". Subito le donne si misero il velo pensando che fosse entrato veramente questo Omar. Poi l'insegnante scrisse :" Omar è uscito" Le donne allora si tolsero il velo.La maestra , che aveva notato le loro reazioni, cominciò a scherzare. Quando toglievano il velo scriveva:Omar è entrato, quando se lo rimettevano scriveva:Omar è uscito, e così via per tutta la lezione. Quando finalmente tornarono a casa, il figlio di una di loro chiese: "Mamma, è andata bene a scuola?". E la madre rispose: "Ma che cosa vuoi che sia andata bene, con quel ragazzo di nome Omar che entrava e usciva continuamente come un soldato e non ci lasciava studiare niente!"
illustrazione: http://www.guilaine-fremont-peinture.com














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