sabato 30 maggio 2009
sabato 9 maggio 2009
La poesia iraniana di : Iraj Mirza
Dicono che, quando nacqui, mia madre
Mi insegnò teneramente ad attaccarmi al seno,
E ogni notte seduta accanto alla culla
Vegliando mi insegnò a dormire.
Sorridendo mi sfiorò la bocca con la sua,
E mi insegnò ad aprire questo bocciolo.
Mi prese per mano e mi fece posare un piede davanti all'altro,
Finchè non mi insegnò a camminare.
Prima un suono, poi l'altro, mi mise le parole in bocca,
Insegnandomi a parlare.
Perciò la mia vita è parte della sua
Finchè vivrò, ella mi sarà cara e preziosa.
martedì 21 aprile 2009
Giuha e la borraccia d'acqua
Durante un viaggio nel deserto Giuha aveva mangiato e bevuto, ma, a causa del caldo, aveva consumato tutta l'acqua e il cibo che gli era rimasto, saporito e piccante, gli faceva venire ancora più sete. Cercando da bere, trovò la tenda di un beduino e allora chiese al suo proprietario un po' d'acqua.
Il beduino gli indicò la direzione di un pozzo, che era abbastanza distante.
Giuha che era molto stanco gli domandò:
- Ma non hai dell'acqua con te?
Il beduino rispose che aveva una borraccia d'acqua e fece intendere che poteva venderla.
- Quanto vuoi per la tua borraccia?-chiese Giuha, e così dicendo gli offrì un denaro.
Il beduino gli rispose che non bastava e che non bastavano nemmeno due denari. Entrati in trattativa si misero d'accordo per cinque denari.
Giuha così si potè dissetare, ma pensando di potersi rifare, disse al beduino:
- Guarda, ho con me del cibo. Se hai fame te lo dò gratuitamente e con piacere
Al beduino non sembrava vero di poter mangiare senza spendere un soldo, accettò e cominciò a mangiare con avidità il cibo pepato e grasso di Giuha.
Dopo un po', gli venne una gran sete e chiese dell'acqua a Giuha, ma questi con aria sorniona disse:
- Puoi bere dalla mia borraccia se mi dai cinque denari per ogni sorso che fai. Sei d'accordo?
Il beduino obiettò:
- Come? Io ti ho venduto per cinque denari tutta la borraccia d'acqua e tu ora mi cerchi cinque denari per un sorso?
Giuha allora rispose:
- Alla mia richiesta d'acqua tu hai risposto con cupidigia e hai approfittato del mio bisogno. Ora, ad avere bisogno sei tu! Ma, l'acqua è mia! Se vuoi bere un sorso mi devi dare cinque denari! - e mentre diceva queste parole, aveva preso le sue cose per riprendere il viaggio.
Il beduino, per la gran sete, lo rincorse e pagò cinque denari per bere un sorso d'acqua. Giuha riebbe, così, i suoi soldi e in più gli restò l'acqua per terminare il suo viaggio.
Il beduino gli indicò la direzione di un pozzo, che era abbastanza distante.
Giuha che era molto stanco gli domandò:
- Ma non hai dell'acqua con te?
Il beduino rispose che aveva una borraccia d'acqua e fece intendere che poteva venderla.
- Quanto vuoi per la tua borraccia?-chiese Giuha, e così dicendo gli offrì un denaro.
Il beduino gli rispose che non bastava e che non bastavano nemmeno due denari. Entrati in trattativa si misero d'accordo per cinque denari.
Giuha così si potè dissetare, ma pensando di potersi rifare, disse al beduino:
- Guarda, ho con me del cibo. Se hai fame te lo dò gratuitamente e con piacere
Al beduino non sembrava vero di poter mangiare senza spendere un soldo, accettò e cominciò a mangiare con avidità il cibo pepato e grasso di Giuha.
Dopo un po', gli venne una gran sete e chiese dell'acqua a Giuha, ma questi con aria sorniona disse:
- Puoi bere dalla mia borraccia se mi dai cinque denari per ogni sorso che fai. Sei d'accordo?
Il beduino obiettò:
- Come? Io ti ho venduto per cinque denari tutta la borraccia d'acqua e tu ora mi cerchi cinque denari per un sorso?
Giuha allora rispose:
- Alla mia richiesta d'acqua tu hai risposto con cupidigia e hai approfittato del mio bisogno. Ora, ad avere bisogno sei tu! Ma, l'acqua è mia! Se vuoi bere un sorso mi devi dare cinque denari! - e mentre diceva queste parole, aveva preso le sue cose per riprendere il viaggio.
Il beduino, per la gran sete, lo rincorse e pagò cinque denari per bere un sorso d'acqua. Giuha riebbe, così, i suoi soldi e in più gli restò l'acqua per terminare il suo viaggio.
lunedì 6 aprile 2009
domenica 8 marzo 2009
L'astuzia e il potere delle donne
C'era una volta un orfanello che viveva con una sorella sposata. Un giorno, nonostante fosse ancora poco più che adolescente, le disse di volersi sposare. La sorella non era affatto d'accordo, perché a suo dire, era troppo giovane e non abbastanza maturo per il matrimonio.
Il ragazzo insisteva e questa fu costretta a fornirgli un esempio molto istruttivo per mostrargli quanto le donne possono essere potenti e spietate. Gli ordinò di andare al mercato e di comperare un pesce. Quando il ragazzo ritornò con il pesce, lei lo nascose sotto le vesti e insieme si recarono nei campi dove il marito stava arando per portargli il pranzo di mezzogiorno. Mentre il marito mangiava la moglie disse: "Stanotte ho fatto un sogno, sognavo che avremmo fatto una bella festa", poi di nascosto mise il pesce in un solco. Finito il pranzo, l'uomo riprese il suo lavoro mentre lei e il fratello si incamminavano verso casa. "Venite qui" gridò, guardate che cosa ho trovato, Dio ci aiuti, ho trovato un pesce nel solco. Vai a casa prepara tutto, invita i vicini, faremo una bella festa". "D'accordo" disse la moglie. Andò a casa, cucinò il pesce, se lo mangiò con il fratello e nascose le lische. Quando il marito tornò a casa con gli invitati, chiamò la moglie e le chiese se aveva preparato tutto. La moglie si finse stupita e disse: " Hai forse comprato cibo e bevande? Con che cosa volevi festeggiare?". Ma non, ti avevo dato quel pesce che ho trovato nel solco mentre stavo arando?", gridò il marito. La donna si rivolse ai vicini: "Vi prego aiutatemi quest'uomo è impazzito, avete mai sentito che si trovino pesci nei campi?". I vicini le diedero ragione e legarono il marito. "Gettatelo in cantina" disse la donna "in modo che non mi possa far del male". I vicini eseguirono e se andarono.
Quella sera la donna prese la macina di pietra e si sedette sopra la botola della cantina a macinare fagioli. Il rumore che faceva sembrava il rombo di un tuono. Con la fiaccola passava di tanto in tanto davanti alle fessure, di modo che il marito credesse che fossero i lampi. Infine versò molta acqua sopra l'apertura ed egli dovette rifugiarsi in un angolo per non bagnarsi. La mattina ritornano i vicini per chiedere all'uomo come stava "Grazie a Dio", disse, "Sto bene, anche se cercano di farmi passare per matto. Ma, ditemi come sono ridotti i campi con tutta quella pioggia? Deve aver rovinato tutto!" Allora quelli gli dissero: "Che Dio possa rinsavirti, pover'uomo!".
Ormai tutti credevano che fosse davvero pazzo e lo fecero uscire dalla cantina solo dopo due settimane. Il giovane rifletté a lungo su quello che aveva fatto la sorella e decise che non si sarebbe mai sposato.
www.arab.it
www.farid-benyaa.com
Il ragazzo insisteva e questa fu costretta a fornirgli un esempio molto istruttivo per mostrargli quanto le donne possono essere potenti e spietate. Gli ordinò di andare al mercato e di comperare un pesce. Quando il ragazzo ritornò con il pesce, lei lo nascose sotto le vesti e insieme si recarono nei campi dove il marito stava arando per portargli il pranzo di mezzogiorno. Mentre il marito mangiava la moglie disse: "Stanotte ho fatto un sogno, sognavo che avremmo fatto una bella festa", poi di nascosto mise il pesce in un solco. Finito il pranzo, l'uomo riprese il suo lavoro mentre lei e il fratello si incamminavano verso casa. "Venite qui" gridò, guardate che cosa ho trovato, Dio ci aiuti, ho trovato un pesce nel solco. Vai a casa prepara tutto, invita i vicini, faremo una bella festa". "D'accordo" disse la moglie. Andò a casa, cucinò il pesce, se lo mangiò con il fratello e nascose le lische. Quando il marito tornò a casa con gli invitati, chiamò la moglie e le chiese se aveva preparato tutto. La moglie si finse stupita e disse: " Hai forse comprato cibo e bevande? Con che cosa volevi festeggiare?". Ma non, ti avevo dato quel pesce che ho trovato nel solco mentre stavo arando?", gridò il marito. La donna si rivolse ai vicini: "Vi prego aiutatemi quest'uomo è impazzito, avete mai sentito che si trovino pesci nei campi?". I vicini le diedero ragione e legarono il marito. "Gettatelo in cantina" disse la donna "in modo che non mi possa far del male". I vicini eseguirono e se andarono.
Quella sera la donna prese la macina di pietra e si sedette sopra la botola della cantina a macinare fagioli. Il rumore che faceva sembrava il rombo di un tuono. Con la fiaccola passava di tanto in tanto davanti alle fessure, di modo che il marito credesse che fossero i lampi. Infine versò molta acqua sopra l'apertura ed egli dovette rifugiarsi in un angolo per non bagnarsi. La mattina ritornano i vicini per chiedere all'uomo come stava "Grazie a Dio", disse, "Sto bene, anche se cercano di farmi passare per matto. Ma, ditemi come sono ridotti i campi con tutta quella pioggia? Deve aver rovinato tutto!" Allora quelli gli dissero: "Che Dio possa rinsavirti, pover'uomo!".
Ormai tutti credevano che fosse davvero pazzo e lo fecero uscire dalla cantina solo dopo due settimane. Il giovane rifletté a lungo su quello che aveva fatto la sorella e decise che non si sarebbe mai sposato.
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www.farid-benyaa.com
lunedì 23 febbraio 2009
La cerimonia del tè
lunedì 26 gennaio 2009
La poesia araba di Nizar Qabbani
Se il demone fosse uscito dalla lampada
e mi avesse detto: Eccomi,
hai un minuto solo,
scegli tutto ciò che vuoi
di granati e di smeraldi,
io avrei scelto i suoi occhi
senza esitazione.
e mi avesse detto: Eccomi,
hai un minuto solo,
scegli tutto ciò che vuoi
di granati e di smeraldi,
io avrei scelto i suoi occhi
senza esitazione.
illustrazione: http://www.farid-benyaa.com/
venerdì 2 gennaio 2009
Danza orientale - la leggenda
La danza orientale è considerata una delle più antiche danze del mondo, soprattutto in Egitto, Libano, Iraq, Turchia e nei Paesi del Medio Oriente e del Maghreb.
Raqs sharqi è il nome arabo e significa " danza orientale" , mentre " danza del ventre" è il nome dato dagli occidentali intorno al 1800.
Nell’Antico Egitto non veniva compresa l’alternanza fra giorno e notte come fenomeno naturale. Gli egizi pensavano che nel cielo vivesse una grande dea che partorisse dal suo ventre il sole di giorno e la luna di notte. Iside era considerata la Dea Madre che possedeva il dono di generare la vita ed in suo onore si eseguivano danze che simulavano la fertilità e l’origine della vita mediante movimenti e ondulazioni del ventre.
La leggenda vuole che Iside, Dea della Luna, della Bellezza, della Magia e del Mistero affascinasse chiunque con la sua gentilezza e delicatezza e che concedesse fertilità, femminilità e bellezza alle donne che danzassero in suo onore. A lei si offrivano fiori di loto, incenso, essenze, acqua e frutta. Le donne iniziavano le danze compiendo passi e movimenti del ventre, coperte da un velo che, una volta tolto, simboleggiava la rivelazione del mistero, rappresentando la nascita della luce. Quando gli Arabi invasero l'Impero Egizio, rimasero affascinati dalla danza di Iside e ne assorbirono i costumi, aggiungendo un ritmo accelerato e un clima festoso.
La danza egizia si compone di quattro fasi: Luna Calante: la danzatrice entra con il velo, celando il proprio corpo e mostrando che il mistero sarà svelato; Luna Crescente: la danzatrice si toglie il Velo e la musica si anima, accelerando i suoi movimenti; Luna Piena: la danzatrice si rivela completamente, girando, vorticando e muovendosi nello spazio; Luna Nuova: la danzatrice si rinnova con movimenti ondulatori e con il Ventre sinuoso e pulsante.
In tempi remoti, il battito delle mani, lo schioccare delle dita e il canto erano gli unici accompagnamenti musicali della danza. In seguito nacquero strumenti a percussione seguiti da quelli melodici che si evolsero fino ai nostri giorni.
L’abbigliamento prevede un vestito con diversi spacchi laterali, che permettono di velare e svelare le gambe, un reggiseno ricamato, oppure un costume detto baladi, all’egiziana con una cintura in stoffa ed un copricapo a bandana.
I sonagli, i monili e la cintura, oltre ad essere usati come abbigliamento svolgono un ruolo per far risaltare la musicalità ritmica di alcuni movimenti tipici del bacino e del petto.
Raqs sharqi è il nome arabo e significa " danza orientale" , mentre " danza del ventre" è il nome dato dagli occidentali intorno al 1800.
Nell’Antico Egitto non veniva compresa l’alternanza fra giorno e notte come fenomeno naturale. Gli egizi pensavano che nel cielo vivesse una grande dea che partorisse dal suo ventre il sole di giorno e la luna di notte. Iside era considerata la Dea Madre che possedeva il dono di generare la vita ed in suo onore si eseguivano danze che simulavano la fertilità e l’origine della vita mediante movimenti e ondulazioni del ventre.La leggenda vuole che Iside, Dea della Luna, della Bellezza, della Magia e del Mistero affascinasse chiunque con la sua gentilezza e delicatezza e che concedesse fertilità, femminilità e bellezza alle donne che danzassero in suo onore. A lei si offrivano fiori di loto, incenso, essenze, acqua e frutta. Le donne iniziavano le danze compiendo passi e movimenti del ventre, coperte da un velo che, una volta tolto, simboleggiava la rivelazione del mistero, rappresentando la nascita della luce. Quando gli Arabi invasero l'Impero Egizio, rimasero affascinati dalla danza di Iside e ne assorbirono i costumi, aggiungendo un ritmo accelerato e un clima festoso.
La danza egizia si compone di quattro fasi: Luna Calante: la danzatrice entra con il velo, celando il proprio corpo e mostrando che il mistero sarà svelato; Luna Crescente: la danzatrice si toglie il Velo e la musica si anima, accelerando i suoi movimenti; Luna Piena: la danzatrice si rivela completamente, girando, vorticando e muovendosi nello spazio; Luna Nuova: la danzatrice si rinnova con movimenti ondulatori e con il Ventre sinuoso e pulsante.
In tempi remoti, il battito delle mani, lo schioccare delle dita e il canto erano gli unici accompagnamenti musicali della danza. In seguito nacquero strumenti a percussione seguiti da quelli melodici che si evolsero fino ai nostri giorni.
L’abbigliamento prevede un vestito con diversi spacchi laterali, che permettono di velare e svelare le gambe, un reggiseno ricamato, oppure un costume detto baladi, all’egiziana con una cintura in stoffa ed un copricapo a bandana.
I sonagli, i monili e la cintura, oltre ad essere usati come abbigliamento svolgono un ruolo per far risaltare la musicalità ritmica di alcuni movimenti tipici del bacino e del petto.
martedì 2 dicembre 2008
Il re
Non biasimate un re
che si umili per amore
poichè abbassarsi per amore
è segno di potenza ed equivale
ad essere due volte re.
tratto da " I 100 nomi dell'amore" di Malek Chebel e Lassaad Metoui
giovedì 6 novembre 2008
Abbigliamento nel mondo arabo tra passato e presente: litham
E’ il copricapo degli uomini Tuareg. Questo velo, indispensabile elemento del costume tradizionale, scende a ricoprire il viso lasciando solo una fessura per gli occhi ed è donato ai giovani per sancirne l'ingresso nel mondo degli adulti. Gli uomini sposati, oltre al litham, hanno due tipi di veli: il cheche, costituito da una fascia alta una ventina di centimetri e lunga fino a tre metri,(più è lungo più indica nobiltà e importanza del proprietario) realizzato in tessuto di cotone, preferibilmente bianco o tinto di blu o nero e il tagelmoust, il velo delle feste costituito da una fascia sempre alta venti centimetri, ma che può arrivare fino a sette metri, di finissimo cotone impregnato d'indaco d'aspetto lucido e cangiante. I veli avvolti in tanti modi mai casuali, rispondono a precise esigenze estetiche e di riconoscimento. Oltre a proteggere dalla polvere e dal sole, coprono la bocca proteggendola dagli spiriti negativi, portatori del malocchio. Per questo i Tuareg non tolgono mai il velo e non scoprono la bocca davanti alle donne o a stranieri, neanche durante un tè o un pranzo. La tradizione vuole che siano state proprio le donne a introdurre tra gli uomini l'uso del "tagelmoust", Pare infatti che in seguito a una battaglia in cui i cavalieri Tuareg non eccelsero per il coraggio, le donne, vergognatesi, imposero ai mariti l'uso del velo. I Tuareg sono anche detti "uomini blu" perché lo chèche tradizionale, che proviene dalla Nigeria, è tinto con un colorante vegetale indaco molto scuro e non fissato che si trasferisce con facilità, anche dopo molti lavaggi, sulla pelle.giovedì 16 ottobre 2008
martedì 30 settembre 2008
Aid al-Fitr
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| Eid mubarak |
lunedì 15 settembre 2008
La direzione dello sguardo
A Giuha, che passeggiava lungo il fiume, un passante timoroso di Dio chiese:
"Se volessi fare un bagno nel fiume dovrei guardare verso la Mecca o dovrei voltargli le spalle?"
Giuha rispose:
"Io guarderei in direzione dei miei abiti, in modo che nessuno possa rubarmeli"
Giuha rispose:
"Io guarderei in direzione dei miei abiti, in modo che nessuno possa rubarmeli"
lunedì 1 settembre 2008
Ramadan da “Baghdad brucia” di Riverbend
01 settembre 2008
Tratto da “Baghdad brucia” di Riverbend (il blog di una giovane irachena.)
Ramadan è il nono mese dell’anno islamico ( che ha 12 mesi ma solo 358 giorni circa ). Ramadan è considerato uno dei mesi più sacri dell’anno islamico-secondo me, è il più interessante. Per tutta la durata del Ramadan digiuniamo per l’intera giornata, dalle prime luci dell’alba al calar del sole. In altre parole non possiamo né mangiare, né bere, né fumare, né masticare gomma fino alla sera, quando arriva il momento di rompere il digiuno“
Ramadan è il mese in cui l’angelo Gabriele fece visita per la prima volta al nostro Profeta portandogli il messaggio dell’Islam e il Corano. Ecco perché è celebrato dai musulmani in tutto il mondo. Non è possibile stabilire con precisione la data di quell’evento importantissimo, ma si pensa che il “Laylet il Qadir” ( la notte in cui il Profeta ha ricevuto la prima visita di Gabriele) vada collocato alla fine di Ramadan ( secondo molti nella ventisettesima notte).
Ramadan è un mese che si festeggia in vari modi. E’ simile alle ultime due settimane di dicembre in Occidente, frenetiche e piene di impegni. E’ il mese in cui si incontrano i parenti che non si sapeva di avere - i cugini insopportabili, la zia preferita, i nonni , i nipoti, gli zii e persino il prozio che si credeva morto l’anno scorso. E’ una sorta di “mese della famiglia”. Il digiuno consiste nello smettere di mangiare e bere non appena spunta l’alba e continuare così per tutto il giorno fino all’imbrunire o “al maghrib”. Il digiuno è considerato uno degli "akan”dell’Islam”, il che significa che è obbligatorio per tutti i musulmani. Con alcune eccezioni: non è obbligatorio per chi è ammalato e per chi si trova in viaggio, oppure se rischia di pregiudicare in qualche modo la salute di una persona ( cioè se la persona è diabetica o incinta ecc).
Oltre quello fisico, c’è il “digiuno morale”. In altre parole si può rompere il digiuno anche senza mangiare. Nel mese del Ramadan si devono evitare pettegolezzi, liti, bugie, imbrogli, insulti e altri comportamenti riprovevoli, altrimenti il digiuno fisico, o “siyam” è considerato inutile. In questo mese ritenuto “sacro” si intensificano anche le preghiere e la lettura del Corano. Qualcuno potrebbe chiedere: perché digiunare? A che scopo negarsi cibo e bevande per più di metà del giorno? Lo scopo del digiuno dovrebbe essere quello di insegnare cosa sono la tolleranza, la pazienza e la fame. Sì, proprio la fame. La persona media non sa cosa significhi avere fame…e non mi riferisco alla fame del tipo vorrei –proprio-un-hamburger-con-patate-fritte. Mi riferisco alla fame che si sente quando non si mangia o non si beve niente da oltre 12 ore, quando lo stomaco sta per cedere e la testa sta per esplodere per mancanza della caffeina da cui attinge l’energia che le serve per funzionare. La fame ha inoltre lo scopo di far apprezzare maggiormente il cibo, perché aiuta a far capire che il cibo e l’acqua non sono sempre disponibili, specialmente quando ci sono persone costrette a digiunare ogni giorno, nei mesi sacri e non sacri....
Ramadan è il mese in cui l’angelo Gabriele fece visita per la prima volta al nostro Profeta portandogli il messaggio dell’Islam e il Corano. Ecco perché è celebrato dai musulmani in tutto il mondo. Non è possibile stabilire con precisione la data di quell’evento importantissimo, ma si pensa che il “Laylet il Qadir” ( la notte in cui il Profeta ha ricevuto la prima visita di Gabriele) vada collocato alla fine di Ramadan ( secondo molti nella ventisettesima notte).
Ramadan è un mese che si festeggia in vari modi. E’ simile alle ultime due settimane di dicembre in Occidente, frenetiche e piene di impegni. E’ il mese in cui si incontrano i parenti che non si sapeva di avere - i cugini insopportabili, la zia preferita, i nonni , i nipoti, gli zii e persino il prozio che si credeva morto l’anno scorso. E’ una sorta di “mese della famiglia”. Il digiuno consiste nello smettere di mangiare e bere non appena spunta l’alba e continuare così per tutto il giorno fino all’imbrunire o “al maghrib”. Il digiuno è considerato uno degli "akan”dell’Islam”, il che significa che è obbligatorio per tutti i musulmani. Con alcune eccezioni: non è obbligatorio per chi è ammalato e per chi si trova in viaggio, oppure se rischia di pregiudicare in qualche modo la salute di una persona ( cioè se la persona è diabetica o incinta ecc).
Oltre quello fisico, c’è il “digiuno morale”. In altre parole si può rompere il digiuno anche senza mangiare. Nel mese del Ramadan si devono evitare pettegolezzi, liti, bugie, imbrogli, insulti e altri comportamenti riprovevoli, altrimenti il digiuno fisico, o “siyam” è considerato inutile. In questo mese ritenuto “sacro” si intensificano anche le preghiere e la lettura del Corano. Qualcuno potrebbe chiedere: perché digiunare? A che scopo negarsi cibo e bevande per più di metà del giorno? Lo scopo del digiuno dovrebbe essere quello di insegnare cosa sono la tolleranza, la pazienza e la fame. Sì, proprio la fame. La persona media non sa cosa significhi avere fame…e non mi riferisco alla fame del tipo vorrei –proprio-un-hamburger-con-patate-fritte. Mi riferisco alla fame che si sente quando non si mangia o non si beve niente da oltre 12 ore, quando lo stomaco sta per cedere e la testa sta per esplodere per mancanza della caffeina da cui attinge l’energia che le serve per funzionare. La fame ha inoltre lo scopo di far apprezzare maggiormente il cibo, perché aiuta a far capire che il cibo e l’acqua non sono sempre disponibili, specialmente quando ci sono persone costrette a digiunare ogni giorno, nei mesi sacri e non sacri....
giovedì 7 agosto 2008
Il calendario islamico
Il calendario islamico è basato sul ciclo lunare.Il Corano prevede che il nuovo mese inizi subito dopo la luna nuova, o meglio quando appare la prima esile falcetta di luna crescente. Prevedere questo esatto momento è molto complicato; per semplicità i calendari perpetui islamici usano la seguente regola: l'anno, che si chiama “hijri”, è composto da dodici mesi alternativamente di 29 e 30 giorni; ed è più corto di quello solare avendo solo 354 giorni. Poiché l'inizio del mese reale è stabilito in base all'osservazione diretta della prima luna crescente, non è detto che la lunghezza dei mesi sia sempre quella riportata in tabella e si possono verificare scostamenti di un giorno tra il calendario reale e quello perpetuo; sono addirittura possibili scostamenti tra il calendario di un paese islamico e quello di un altro paese parimenti islamico ma geograficamente lontano. Inoltre i mesi e le festività non cadono mai nelle stagioni in modo fisso. L’anno dell’immigrazione del Profeta Muhammad dalla Mecca a Medina, che cade nel 622 d.C., è considerato come il primo per i musulmani, quindi per il calendario islamico ora ci troviamo nell’anno 1429.
I mesi islamici hanno questa frequenza:1. Muhàrram - محرم di 30 giorni
2.Sàfar - صفر di 29 giorni
3. Rabì‘ al-àwwal - ربيع الأول di 30 giorni
4. Rabì‘ al-thàni - ربيع الثاني di 29 giorni
5. Jumàda al-àwwal - جمادى الأول di 30 giorni
6.Jumàda al-akhìra - جمادى الثانية di 29 giorni
7. Ràjab - رجب di 30 giorni
8. Sha‘bàn - شعبان di 29 giorni
9. Ramadàn - رمضان di 30 giorni
10.Shawwàl - شوال di 29 giorni
11.Dhu l-qà‘da - ذو القعدة di 30 giorni
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