La famiglia tuareg è monogama e la discendenza è matrilineare: il figlio, cioè, appartiene alla tribù e alla classe della madre anziché del padre.
In realtà pur essendo depositaria della cultura, attraverso la musica, la poesia e l’educazione dei figli, la donna prende le decisioni insieme al marito, che a sua volta, non prenderà mai una decisione senza averne discusso con la moglie.
Alla donna si insegna a gestire gli accampamenti durante le lunghe assenze dei mariti in viaggio con le carovane, a cucinare, le si danno lezioni di botanica per distinguere le piante nocive da quella commestibili, le si insegna a cucire, a filare il pelo delle capre, a lavorare il cuoio, a piantare la tende, a pettinare gli uomini e le donne e più tardi si presta maggiore attenzione al suo sviluppo culturale.
Quasi tutte le donne tuareg sanno leggere e tradurre il tifinagh, lingua vicina all’antico libico, attualmente in uso solo presso i tuareg, inoltre imparano a recitare e a suonare l’ amzad, una specie di violino monocorda, fatto con la metà di una zucca secca, che per i tuareg ricopre un ruolo molto importante, infatti ne hanno un vero e proprio culto e le donne lo suonano durante l’ahal .
L’ahal è una veglia organizzata dalle donne libere dai legami, che si fa quasi tutte le sere e a cui partecipano anche ragazzi che hanno superato il sedicesimo anno di età, in cui si canta e si suona.
La ragazza tuareg può scegliere liberamente il suo sposo, lo incontra dove e quando vuole e, dopo il matrimonio può divorziare anche con il pretesto dell’incompatibilità.
Auguri a tutte le donne!













