sabato 13 giugno 2009

Amore di due compagni di scuola

Tratto da "Le mille e una notte"



Un giovanetto e una fanciulla schiava andavano a scuola insieme e il ragazzo si innamorò della ragazza, d’amore ardente. Un giorno, mentre gli altri ragazzi non badavano a loro, prese la lavagna della giovanetta e vi scrisse questi versi:


Che ne dici di colui, cui ha consumato una malattia, per il grande amore che ti porta, sì da restare fuori di sé ?
Ei si duole della sua passione, con spasimo e dolore, né gli riesce nascondere quel che porta in cuore!


Quando la ragazza prese la lavagna, vide i versi, li lesse, ne comprese il significato, pianse di pietà per lui, e sotto le righe del compagno scrisse questi versi:

Quando vediamo un innamorato tormentato dalla passione, gli diamo soddisfazione.
Egli raggiungerà con noi il fine del suo amore, e sia di noi quel che vuole essere!


Ora avvenne che entrò il maestro, trovò la lavagna mentre i due non gli badavano, la prese e lesse i versi. Fu mosso a compassione del loro caso e scrisse sulla lavagna, sotto i loro scritti, questi versi:

Corrispondi a chi ti ama, non temere le conseguenze, poiché il tuo diletto è tutto smarrito per amore;
E quanto al maestro non aver paura di lui, perché un tempo anche lui ha sperimentato l’amore.


Successe che il padrone della schiavetta entrò nella scuola in quel momento, trovò la lavagna, la prese, lesse lo scritto del giovane, quello della ragazza e quello del maestro e in fondo alla lavagna, dopo i versi di tutti gli altri, scrisse questi:

Che Iddio non vi divida per tutta l’eternità, e chi sparla di voi resti scornato e strapazzato!
Ma quanto al maestro, per Dio!, gli occhi miei non videro mai maggior mezzano di lui!


In seguito il padrone della schiava mandò a chiamare il cadi e i testimoni e lì sui due piedi fece stendere il suo contratto di nozze con quel giovane, offrì loro un banchetto e li beneficò largamente. Rimasero poi sempre insieme in salute e gioia, finchè no li colse la Distruttrice delle delizie, quella che separa le compagnie.

sabato 30 maggio 2009

Proverbio egiziano

                               
                                   Un cammello non prende in giro 
                                             un altro cammello per le sue gobbe




sabato 9 maggio 2009

La poesia iraniana di : Iraj Mirza


                              Dicono che, quando nacqui, mia madre
                              Mi insegnò teneramente ad attaccarmi al seno,
                              E ogni notte seduta accanto alla culla
                              Vegliando mi insegnò a dormire.
                              Sorridendo mi sfiorò la bocca con la sua,
                              E mi insegnò ad aprire questo bocciolo.
                              Mi prese per mano e mi fece posare un piede davanti                                              all'altro,
                              Finchè non mi insegnò a camminare.
                              Prima un suono, poi l'altro, mi mise le parole in bocca,
                              Insegnandomi a parlare.
                              Perciò la mia vita è parte della sua
                              Finchè vivrò, ella mi sarà cara e preziosa.

martedì 21 aprile 2009

Giuha e la borraccia d'acqua

                                                                                                                               
Durante un viaggio nel deserto Giuha aveva mangiato e bevuto, ma, a causa del caldo,  aveva consumato tutta l'acqua e il cibo che gli era rimasto, saporito e piccante, gli faceva venire ancora più sete. Cercando da bere, trovò la tenda di un beduino e allora chiese al suo proprietario un po' d'acqua.
Il beduino gli indicò la direzione di un pozzo, che era abbastanza distante.
Giuha che era molto stanco gli domandò:
- Ma non hai dell'acqua con te?
Il beduino rispose che aveva una borraccia d'acqua e fece intendere che poteva venderla.
- Quanto vuoi per la tua borraccia?-chiese Giuha, e così dicendo gli offrì un denaro.
Il beduino gli rispose che non bastava e che non bastavano nemmeno due denari. Entrati in trattativa si misero d'accordo per cinque denari.
Giuha così si potè dissetare, ma pensando di potersi rifare, disse al beduino:
- Guarda, ho con me del cibo. Se hai fame te lo dò gratuitamente e con piacere
Al beduino non  sembrava vero di poter mangiare senza spendere un soldo, accettò e  cominciò a mangiare con avidità il cibo pepato e grasso di Giuha.
Dopo un po', gli venne una gran sete e chiese dell'acqua a Giuha, ma questi con aria sorniona disse:
- Puoi bere dalla mia borraccia se mi dai cinque denari per ogni sorso che fai. Sei d'accordo?
Il beduino obiettò:
- Come? Io ti ho venduto per cinque denari tutta la borraccia d'acqua e tu ora mi cerchi cinque denari per un sorso?
Giuha allora rispose:
- Alla mia richiesta d'acqua tu hai risposto con cupidigia e hai approfittato del mio bisogno. Ora, ad avere bisogno sei tu! Ma, l'acqua è mia! Se vuoi bere un sorso mi devi dare cinque denari! - e mentre diceva queste parole, aveva preso le sue cose per riprendere il viaggio.
Il beduino, per la gran sete, lo rincorse e pagò cinque denari per bere un sorso d'acqua. Giuha riebbe, così, i suoi soldi e in più gli restò l'acqua per terminare il suo viaggio.

lunedì 6 aprile 2009

Proverbio arabo


                               
                             
Cinque sono i gradi per giungere alla saggezza:
                              tacere, ascoltare, ricordare, agire, studiare.



domenica 8 marzo 2009

L'astuzia e il potere delle donne

C'era una volta un orfanello che viveva con una sorella sposata. Un giorno, nonostante fosse ancora poco più che adolescente, le disse di volersi sposare. La sorella non era affatto d'accordo, perché a suo dire, era troppo giovane e non abbastanza maturo per il matrimonio.
Il ragazzo insisteva e questa fu costretta a fornirgli un esempio molto istruttivo per mostrargli quanto le donne possono essere potenti e spietate. Gli ordinò di andare al mercato e di comperare un pesce. Quando il ragazzo ritornò con il pesce, lei lo nascose sotto le vesti e insieme si recarono nei campi dove il marito stava arando per portargli il pranzo di mezzogiorno. Mentre il marito mangiava la moglie disse: "Stanotte ho fatto un sogno, sognavo che avremmo fatto una bella festa", poi di nascosto mise il pesce in un solco. Finito il pranzo, l'uomo riprese il suo lavoro mentre lei e il fratello si incamminavano verso casa. "Venite qui" gridò, guardate che cosa ho trovato, Dio ci aiuti, ho trovato un pesce nel solco. Vai a casa prepara tutto, invita i vicini, faremo una bella festa". "D'accordo" disse la moglie. Andò a casa, cucinò il pesce, se lo mangiò con il fratello e nascose le lische. Quando il marito tornò a casa con gli invitati, chiamò la moglie e le chiese se aveva preparato tutto. La moglie si finse stupita e disse: " Hai forse comprato cibo e bevande? Con che cosa volevi festeggiare?". Ma non, ti avevo dato quel pesce che ho trovato nel solco mentre stavo arando?", gridò il marito. La donna si rivolse ai vicini: "Vi prego aiutatemi quest'uomo è impazzito, avete mai sentito che si trovino pesci nei campi?". I vicini le diedero ragione e legarono il marito. "Gettatelo in cantina" disse la donna "in modo che non mi possa far del male". I vicini eseguirono e se andarono.
Quella sera la donna prese la macina di pietra e si sedette sopra la botola della cantina a macinare fagioli. Il rumore che faceva sembrava il rombo di un tuono. Con la fiaccola passava di tanto in tanto davanti alle fessure, di modo che il marito credesse che fossero i lampi. Infine versò molta acqua sopra l'apertura ed egli dovette rifugiarsi in un angolo per non bagnarsi. La mattina ritornano i vicini per chiedere all'uomo come stava "Grazie a Dio", disse, "Sto bene, anche se cercano di farmi passare per matto. Ma, ditemi come sono ridotti i campi con tutta quella pioggia? Deve aver rovinato tutto!" Allora quelli gli dissero: "Che Dio possa rinsavirti, pover'uomo!".
Ormai tutti credevano che fosse davvero pazzo e lo fecero uscire dalla cantina solo dopo due settimane. Il giovane rifletté a lungo su quello che aveva fatto la sorella e decise che non si sarebbe mai sposato.

www.arab.it

www.farid-benyaa.com



lunedì 23 febbraio 2009

La cerimonia del tè


Sul tappeto davanti al padrone di casa viene posto un grande vassoio che contiene una teiera, tre scatole rettangolari, un martelletto piatto, dei bicchieri stretti e alti, ed infine il recipiente dove bolle l'acqua. Spesso è posato un piccolo braciere dove arde del carbone di legna. Tutti rimangono in silenzio, con gli occhi puntati sul maestro delle cerimonie. Dalla prima scatola prende una dose di tè verde e la mette nella teiera versandovi poi dell'acqua bollente; dalla seconda scatola rettangolare prende un panetto di zucchero, che spezza aiutandosi con il martelletto, e introduce i pezzi nello stretto collo della teiera. Dalla terza scatola prende un ciuffetto di menta fresca e odorosa che aggiunge alla bevanda. Infine chiude la teiera con il coperchio e resta in attesa per qualche minuto, chiacchierando tranquillamente con i propri ospiti. Dopo alcuni minuti versa un po' di tè nel proprio bicchiere e lo assaggia con un atteggiamento di grande concentrazione. Aspetta ancora un po', lo assaggia di nuovo eseguendo  tutta una serie di travasi dalla teiera al bicchiere e viceversa, poi quando è all'esatta temperatura e con il preciso gusto voluto dalla tradizione, offre la bevanda agli ospiti. A questo punto se  lo potreste assaporare, vi rendereste conto che non esiste bevanda più dissetante e digestiva, dopo un buon pasto, di un delizioso tè alla menta, ma  non rifiutate mai un altro bicchiere fintanto che non siate arrivati al terzo. Sarebbe una scortesia imperdonabile.

lunedì 26 gennaio 2009

La poesia araba di Nizar Qabbani



                         Se il demone fosse uscito dalla lampada
                                e mi avesse detto: Eccomi,
                                hai un minuto solo,
                                scegli tutto ciò che vuoi
                                di granati e di smeraldi,
                                io avrei scelto i suoi occhi
                                senza esitazione.

venerdì 2 gennaio 2009

Danza orientale - la leggenda

La danza orientale è considerata una delle più antiche danze del mondo, soprattutto in Egitto, Libano, Iraq, Turchia e nei Paesi del Medio Oriente e del Maghreb.
Raqs sharqi è il nome arabo e significa " danza orientale" , mentre " danza del ventre" è il nome dato dagli occidentali intorno al  1800.
Nell’Antico Egitto non veniva compresa l’alternanza fra giorno e notte come fenomeno naturale. Gli egizi pensavano che nel cielo vivesse una grande dea che partorisse dal suo ventre il sole di giorno e la luna di notte. Iside era considerata la Dea Madre che possedeva il dono di generare la vita ed in suo onore si eseguivano danze che simulavano la fertilità e l’origine della vita mediante movimenti e ondulazioni del ventre.
La leggenda vuole che Iside, Dea della Luna, della Bellezza, della Magia e del Mistero affascinasse chiunque con la sua gentilezza e delicatezza e  che concedesse fertilità, femminilità e bellezza alle donne che danzassero in suo onore. A lei si offrivano fiori di loto, incenso, essenze, acqua e frutta. Le donne iniziavano le danze compiendo passi e movimenti del ventre, coperte da un velo che, una volta tolto, simboleggiava la rivelazione del mistero, rappresentando la nascita della luce. Quando gli Arabi invasero l'Impero Egizio, rimasero affascinati dalla danza di Iside e ne assorbirono i costumi, aggiungendo un ritmo accelerato e un clima festoso.
La danza egizia si compone di quattro fasi: Luna Calante: la danzatrice entra con il velo, celando il proprio corpo e mostrando che il mistero sarà svelato; Luna Crescente: la danzatrice si toglie il Velo e la musica si anima, accelerando i suoi movimenti; Luna Piena: la danzatrice si rivela completamente, girando, vorticando e muovendosi nello spazio; Luna Nuova: la danzatrice si rinnova con movimenti ondulatori e con il Ventre sinuoso e pulsante.
In tempi remoti, il battito delle mani, lo schioccare delle dita e il canto erano gli unici accompagnamenti musicali della danza. In seguito nacquero strumenti a percussione seguiti da quelli melodici che si evolsero fino ai nostri giorni.
L’abbigliamento prevede un vestito con diversi spacchi laterali, che permettono di velare e svelare le gambe, un reggiseno ricamato, oppure un costume detto baladi, all’egiziana con una cintura in stoffa ed un copricapo a bandana.
I sonagli, i monili e la cintura, oltre ad essere usati come abbigliamento svolgono un ruolo per far risaltare la musicalità ritmica di alcuni movimenti tipici del bacino e del petto.

martedì 2 dicembre 2008

Il re


                                       
                                                          Non biasimate un re
                                               che si umili per amore
                                               poichè abbassarsi per amore
                                               è segno di potenza ed equivale
                                               ad essere due volte re.


tratto da " I 100 nomi dell'amore" di Malek Chebel e Lassaad Metoui


giovedì 6 novembre 2008

Abbigliamento nel mondo arabo tra passato e presente: litham



E’ il copricapo degli uomini Tuareg. Questo velo, indispensabile elemento del costume tradizionale, scende a ricoprire il viso lasciando solo una fessura per gli occhi  ed è donato ai giovani per sancirne l'ingresso nel mondo degli adulti. Gli uomini sposati, oltre al litham, hanno due tipi di veli: il cheche, costituito da una fascia alta una ventina di centimetri e lunga fino a tre metri,(più è lungo più indica nobiltà e importanza del proprietario) realizzato in tessuto di cotone, preferibilmente bianco o tinto di blu o nero e  il tagelmoust,  il velo delle feste costituito da una fascia sempre alta venti centimetri, ma che può arrivare fino a sette metri, di finissimo cotone impregnato d'indaco d'aspetto lucido e cangiante. I veli avvolti in tanti modi mai casuali, rispondono a precise esigenze estetiche e di riconoscimento. Oltre a proteggere dalla polvere e dal sole, coprono la bocca proteggendola dagli spiriti negativi, portatori del malocchio. Per questo i Tuareg non tolgono mai il velo e non scoprono la bocca davanti alle donne o a stranieri, neanche durante un tè o un pranzo. La tradizione vuole che siano state proprio le donne a introdurre tra gli uomini l'uso del "tagelmoust", Pare infatti che in seguito a una battaglia in cui i cavalieri Tuareg non eccelsero per il coraggio, le donne, vergognatesi, imposero ai mariti l'uso del velo.  I Tuareg sono anche detti "uomini blu" perché lo chèche tradizionale, che proviene dalla Nigeria, è tinto con un colorante vegetale indaco molto scuro e non fissato che si trasferisce con facilità, anche dopo molti lavaggi, sulla pelle.


giovedì 16 ottobre 2008

Proverbio arabo


                      Affida il tuo cammello alla provvidenza di Dio,
                                        ma legalo prima ad un albero.



martedì 30 settembre 2008

Aid al-Fitr

Eid mubarak
Aid al-Fitr è la festa islamica che segna la fine del Ramadan, si celebra la " Rottura " cioè il termine del periodo di digiuno e dura 3 giorni. Si chiama anche " Id al-Saghir" ( festa minore) per distinguerla dalla "grande festa ",Aid al-kabir o “Aid al-Adha” che avviene circa 2 mesi dopo. La notte prima della festa le donne rimangono sveglie, finiscono di preparare i dolci per il grande pranzo del giorno dopo e cuociono tanti tipi di focacce e di pane tra cui il "baghrir " una pagnotta morbida , sottile come una pizza, fatta con acqua , farina, uova e lievito. In Marocco le donne usano farsi dei bellissimi disegni sulle mani e sui piedi con l’hennè. Prima che arrivi l’alba e che sorga il sole si fa l’ultimo pasto del periodo di Ramadan con fichi, datteri, miele, frittelle, burro, latte e tè. La giornata festiva inizia con la grande preghiera comunitaria che si tiene nel luogo di riunione più importante di ogni città islamica, all'aperto o nella moschea principale. In questa occasione ognuno indossa gli abiti migliori e partecipa con tutta la sua famiglia alla preghiera comune Questo momento di riunione collettiva è seguito da visite ad amici e parenti, da scambi di doni e da riunioni per pranzo e cena. Le strade sono illuminate, i negozi e i bazar sono pieni di dolci, paste e cartoline festive che è costume scambiarsi in queste occasioni. In questo giorno si fa anche l’elemosina, o al-zakat, che è uno dei cinque pilastri dell’islam:un precetto religioso che sottolinea l’obbligo di solidarietà dei ricchi nei confronti dei poveri.


lunedì 15 settembre 2008

La direzione dello sguardo

                                     



A Giuha, che passeggiava lungo il fiume, un passante timoroso di Dio chiese:


"Se volessi fare un bagno nel fiume dovrei guardare verso la Mecca o dovrei voltargli le spalle?"


Giuha rispose:


"Io guarderei in direzione dei miei abiti, in modo che nessuno possa rubarmeli"




lunedì 1 settembre 2008

Ramadan da “Baghdad brucia” di Riverbend

                                                                                                 01 settembre 2008
Tratto da “Baghdad brucia” di Riverbend (il blog di una giovane irachena.)
Ramadan è il nono mese dell’anno islamico ( che ha 12 mesi ma solo 358 giorni circa ). Ramadan è considerato uno dei mesi più sacri dell’anno islamico-secondo me, è il più interessante. Per tutta la durata del Ramadan digiuniamo per l’intera giornata, dalle prime luci dell’alba al calar del sole. In altre parole non possiamo né mangiare, né bere, né fumare, né masticare gomma fino alla sera, quando arriva il momento di rompere il digiuno“
Ramadan è il mese in cui l’angelo Gabriele fece visita per la prima volta al nostro Profeta portandogli il messaggio dell’Islam e il Corano. Ecco perché è celebrato dai musulmani in tutto il mondo. Non è possibile stabilire con precisione la data di quell’evento importantissimo, ma si pensa che il “Laylet il Qadir” ( la notte in cui il Profeta ha ricevuto la prima visita di Gabriele) vada collocato alla fine di Ramadan ( secondo molti nella ventisettesima notte).
Ramadan è un mese che si festeggia in vari modi. E’ simile alle ultime due settimane di dicembre in Occidente, frenetiche e piene di impegni. E’ il mese in cui si incontrano i parenti che non si sapeva di avere - i cugini insopportabili, la zia preferita, i nonni , i nipoti, gli zii e persino il prozio che si credeva morto l’anno scorso. E’ una sorta di “mese della famiglia”. Il digiuno consiste nello smettere di mangiare e bere non appena spunta l’alba e continuare così per tutto il giorno fino all’imbrunire o “al maghrib”. Il digiuno è considerato uno degli "akan”dell’Islam”, il che significa che è obbligatorio per tutti i musulmani. Con alcune eccezioni: non è obbligatorio per chi è ammalato e per chi si trova in viaggio, oppure se rischia di pregiudicare in qualche modo la salute di una persona ( cioè se la persona è diabetica o incinta ecc).
Oltre quello fisico, c’è il “digiuno morale”. In altre parole si può rompere il digiuno anche senza mangiare. Nel mese del Ramadan si devono evitare pettegolezzi, liti, bugie, imbrogli, insulti e altri comportamenti riprovevoli, altrimenti il digiuno fisico, o “siyam” è considerato inutile. In questo mese ritenuto “sacro” si intensificano anche le preghiere e la lettura del Corano. Qualcuno potrebbe chiedere: perché digiunare? A che scopo negarsi cibo e bevande per più di metà del giorno? Lo scopo del digiuno dovrebbe essere quello di insegnare cosa sono la tolleranza, la pazienza e la fame. Sì, proprio la fame. La persona media non sa cosa significhi avere fame…e non mi riferisco alla fame del tipo vorrei –proprio-un-hamburger-con-patate-fritte. Mi riferisco alla fame che si sente quando non si mangia o non si beve niente da oltre 12 ore, quando lo stomaco sta per cedere e la testa sta per esplodere per mancanza della caffeina da cui attinge l’energia che le serve per funzionare. La fame ha inoltre lo scopo di far apprezzare maggiormente il cibo, perché aiuta a far capire che il cibo e l’acqua non sono sempre disponibili, specialmente quando ci sono persone costrette a digiunare ogni giorno, nei mesi sacri e non sacri....
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