martedì 1 novembre 2022

La poesia afghana di Nadia Anjuman.

Nessuna voglia di parlare

      Che cosa dovrei cantare?
Io, che sono odiata dalla vita.
Non c’è nessuna differenza tra cantare e non cantare.
Perché dovrei parlare di dolcezza?
Quando sento l’amarezza.
L’oppressore si diletta.
Ha battuto la mia bocca.
Non ho un compagno nella vita.
Per chi posso essere dolce?
Non c’è nessuna differenza tra parlare, ridere,
Morire, esistere.
Soltanto io e la mia forzata solitudine
Insieme al dispiacere e alla tristezza.
Sono nata per il nulla.
La mia bocca dovrebbe essere sigillata.
Oh, il mio cuore, lo sapete, è la sorgente.
E il tempo per celebrare.
Cosa dovrei fare con un’ala bloccata?
Che non mi permette di volare.
Sono stata silenziosa troppo a lungo.
Ma non ho dimenticato la melodia,
Perché ogni istante bisbiglio le canzoni del mio cuore
Ricordando a me stessa il giorno in cui romperò la gabbia
Per volare via da questa solitudine
E cantare come una persona malinconica.
Io non sono un debole pioppo
Scosso dal vento
Io sono una donna afgana

      E la (mia) sensibilità mi porta a lamentarmi. 

sabato 8 ottobre 2022

Pulire lo specchio del cuore (racconto sufi)


Un giorno, un Sufi incontrò un amico afflitto e pieno di sconforto. Gliene chiese il motivo. Ma l’amico non seppe cosa rispondere:
«Non so. Sono in questo stato d’afflizione da quasi due settimane. Non so che fare. Hai un suggerimento?»
«Prova a pulire lo specchio del tuo cuore. Sono certo che ti sentirai meglio!», rispose il Sufi.
«Ma cosa significa?», chiese nuovamente l’amico in tono sorpreso.
«Far derivare la felicità da vicende belle o brutte, da qualcuno o da qualcosa, prima o poi conduce allo stato in cui ti trovi. Si dimentica così che la felicità la possediamo da sempre dentro di noi, nel cuore. Cercarla al di fuori di noi stessi è pura follia. Questo significa pulire lo specchio del cuore», concluse il Sufi. 

mercoledì 7 settembre 2022

Tasbih: il rosario musulmano.

 


Il tasbih è il rosario da preghiera dei musulmani e sembra sia nato così. Secondo la narrazione di Ali ibn Abi Talib ( cugino del Profeta Maometto), nei primi anni del suo matrimonio con Fatimah ( figlia del Profeta) i guadagni erano talmente pochi da non potersi permettere un servitore. Fatimah, che doveva svolgere tutti i lavori si ritrovò con le mani piene di vesciche per il continuo macinare; il collo dolorante per i secchi d’acqua trasportati ed i vestiti sporchi per aver svolto tutte le faccende domestiche. Alì, dispiaciuto nel vederla in quelle condizioni, le consigliò di chiedere a suo padre Maometto, che aveva un buon numero di servitori, una serva che la potesse aiutare nei lavori. Maometto però non accettò la loro richiesta, dicendo "ci sono molti orfani affamati, devo vendere questi servi per dar loro da mangiare, ti darò una cosa migliore dell'aiuto di un servo” e insegnò loro una serie speciale di preghiere ora conosciute come "Tasbih di Fatimah” da recitare con un particolare "rosario".   Dopo la battaglia di Uhud, Fatimah era solita visitare il cimitero dei martiri e usava il terreno tombale dello zio di Maometto, Hamza ibn 'Abd al-Muttalib, per creare tasbih. Subito dopo molte altre persone iniziarono a produrre e utilizzare i tasbih per se stessi. In Turchia, le origini dei materiali dei grani di preghiera rientrano in quattro categorie; pietre preziose, diversi tipi di legno, prodotti animali o fossili. Più duro o raro è il materiale della perlina, più intricato sarà l'artigianato, aumentandone quindi il valore. I tasbih più semplici sono spesso fatti di perline di legno, ma anche di semi di olivo, avorio, ambra, perle o plastica. Tuttavia è possibile trovare chi utilizza materiali più preziosi per mettere in evidenza il suo stato sociale. Alcuni sono fatti di oro, argento, guscio di tartaruga e persino osso di cammello o dente di balena, spesso portati da paesi lontani come l'Africa, l'Estremo Oriente e il Sud America. L'uso dei rosari religiosi nell'Islam è in qualche modo diminuito nel corso degli anni, tranne che tra i seguaci del sufismo; molti li usano al giorno d'oggi come perline antistress e come status symbol. I turchi sono rinomati per l'utilizzo di oggetti  in un mondo che si divide tra bene e male, pace e discordia e alcuni credono che il tasbih possa fungere da portafortuna per scongiurare il male o la sfortuna.

domenica 7 agosto 2022

Conoscere i Tuareg: le croci

 


La principale forma d’arte dei Tuareg si esprime nella decorazione, che va dalla sella dei cavalli, al cuoio, al metallo. Le decorazioni sui metalli sono chiamate Trik ed è con queste che si esprime la loro migliore creatività, spesso tramandata da padre in figlio. Collane, bracciali, anelli  e soprattutto le croci non sono solo ornamenti, ma hanno un significato particolare per ogni tribù. Il popolo Tuareg è suddiviso in 21 tribù (kel) ed ogni tribù ha un territorio di riferimento. Ogni gruppo ha una croce propria e ogni croce presenta particolari caratteristiche, nel disegno, nelle incisioni, nelle dimensioni. Questi simboli hanno differenti valenze e significati che vanno dal sociale e politico:( simbolo di appartenenza) magico:(valenza protettiva) decorativo (elegante monile di prestigio), esoterico:(reminiscenza storica di un passato cristiano che il popolo berbero presenta come rivalsa all’ Islâm e agli invasori arabi). È il caso della croce di Agadez, sicuramente la croce più conosciuta nel mondo, e delle altre venti croci che rappresentano altrettante Confederazioni, alle quali viene attribuito il potere di disperdere il male ai quattro angoli della terra attraverso i particolari bracci che le compongono. La loro nascita risale al periodo pre-islamico, influenzate nel loro esistere proprio dal cristianesimo molto diffuso nel grande bacino sahariano tra le popolazioni berbere prima dell’invasione araba. Simbolo dei quattro punti cardinali essa veniva donata da padre a figlio con una frase rituale “Figlio mio ti dono i quattro angoli del mondo, perché non sappiamo dove moriremo”. Originariamente ognuna di queste croci era costituita da un corpo ovoidale sormontato da un anello, con appendici secondarie diverse per ogni tribù. Col passare degli anni la ghianda si è appiattita, anche per motivi legati alla facilità di fabbricazione, arrivando alla sua attuale forma. La croce Tuareg viene realizzata secondo un antichissimo schema. Dapprima viene forgiato un modello grossolano in cera. Da questo viene poi tratto un modello in argilla e cotto in un fuoco generalmente tenuto attivo da un garzone attraverso uno strumento a soffietto di cuoio. La temperatura scioglie la cera dentro la quale si fa la colata d’argento. Una volta raffreddata l’artigiano apre l’involucro d’argilla e, come la perla nell’ostrica, ne trae la croce ancora grezza. Solo dopo averla limata manualmente e decorata la croce prende l’aspetto di prodotto finito. Dopo la croce è importante il triangolo. Il vertice rivolto verso il basso rappresenta la donna come matrice universale, mentre con il vertice verso l’alto rappresenta la montagna cosmica come la piramide in Egitto. Anticamente era il simbolo della dea Tanit che dominava le forze della natura. Il quadrato è, invece, il simbolo della terra, il simbolo del creato, il simbolo del mondo stabilizzato. La chiave realizzata nelle più svariate forme ha spesso una struttura che ricorda figure totemiche, possedendo all’estremità una fessura a mo’ di serratura. Le croci sono realizzate quasi esclusivamente in argento (l’oro non è trattato per ragioni religiose) e quelle di maggior pregio portano sulla faccia posteriore il simbolo dell’artigiano che le ha coniate. Sono portate sia dagli uomini che dalle donne.

https://granellidisabbia-najim.blogspot.com/2018/02/le-croci-tuareg.html


lunedì 4 luglio 2022

Mitologia araba: Bahamut


"C'era un pesce che portava un bue. E il bue portava una lastra di pietra preziosa, che portava anche un angelo, e indovina un po'? L'angelo portava il mondo.” E questo pesce si chiama Bahamut.
 

Nella mitologia araba, Bahamut è descritto come un pesce inimmaginabilmente grande tanto grande che “tutte le acque del mondo, messe in una delle sue narici, sarebbero come un granello di senape in un deserto”. Bahamut fece probabilmente la sua prima apparizione nella cosmografia araba già nel 1291 e da li, il suo personaggio fu rapidamente assimilato nella cultura ebraica, ma quando apparve negli scritti ebraici, aveva subito una serie di importanti trasformazioni. La parola "Bahamut" in arabo significa “bestia" e gli è stato probabilmente dato questo nome a causa delle sue dimensioni e perché a volte gli vengono dati attributi temibili, come denti affilati e artigli. Il suo potere risiede nelle sue enormi dimensioni e forza, infatti secondo la mitologia araba, sostiene i "sette stadi della terra", che possono riferirsi ai sette corpi astronomici visibili ad occhio nudo: Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, il Sole e la Luna, o ad alcuni divisione dei cieli sopra la Terra. Sulla schiena, Bahamut porta un toro, chiamato Kujata. Sulla schiena di Kujata c'è una montagna di rubini. In cima alla montagna di rubini, un angelo tiene i sette stadi della terra. Una seconda versione afferma che alle spalle di Bahamut si trova una spiaggia di sabbia. Kujata è in piedi sulla sabbia e una roccia sulla sua schiena contiene le acque in cui galleggia la terra. Sotto Bahamut c'è un regno oscuro e misterioso di nebbia o acqua vorticosa. Alcuni resoconti affermano che, sotto il regno oscuro, c'è un mondo infuocato abitato da un serpente di nome Falak. Oltre alla sua forza bruta,può provocare il caos, in particolare i terremoti, Bahamut ha anche la capacità di confondere la visione umana. È così grande che anche la sola vista di lui farebbe perdere i sensi a un uomo; non ha debolezze conosciute, sebbene debba rispondere ai comandi del suo creatore. È possibile che possa essere sconfitto da Falak, il serpente degli inferi infuocati, se Falak non fosse trattenuto dalla paura di quello stesso creatore. Una variazione di Bahamut appare nella leggenda ebraica, sotto il nome di Behemoth. Il Behemoth di solito assume la forma di un ippopotamo, di un elefante o di un toro. Vive sulla terra ed è famoso per il suo enorme appetito. A volte viene considerato un servitore di Satana e si dice che presieda a banchetti golosi all’Inferno.

mercoledì 18 maggio 2022

Cos'è vero? (racconto sufi)


All’ora di cena, un uomo disse alla moglie:
«Portami del formaggio. Non è detto forse che il formaggio stimola l’appetito e rende allegri per il suo buon gusto?».
«Ma non abbiamo in casa del formaggio!», rispose la moglie.
«Ottimamente!», rispose il marito. «Non è forse detto che il formaggio è pesante per lo stomaco e gommoso per i denti ?».
«Ma allora», domandò perplessa la moglie, «quale delle due affermazioni è vera?».
«La prima, se a casa c’è del formaggio. Altrimenti, la seconda!», rispose il marito.

sabato 26 marzo 2022

Conoscere i Tuareg: il tè nel deserto.


L’usanza del tè nel deserto è una cerimonia molto conosciuta con la quale i Tuareg accolgono e augurano buoni auspici ai loro ospiti e ai viaggiatori che incontrano sulla loro strada. Questa cerimonia, secondo la tradizione, servirebbe per avvicinare le culture distanti, per concedersi una pausa dopo i viaggi stancanti nel deserto e per stringere alleanze. Capita allora di poter condividere con loro il rito del , infuso zuccherato di foglie di menta, aspro e dolcissimo, del quale per tradizione devono essere bevuti tre bicchieri, uno dopo l’altro, perché: «Il primo bicchiere è aspro come la vita, il secondo è dolce come l’amore, il terzo è soave come la morte».

sabato 12 febbraio 2022

La poesia araba di: Nizar Qabbani

Fuoco 



L’amo. Più bruciante del fuoco,
più violento dell’urlo di un uragano,
più aspro dell’inverno è l’amor mio per lei.
Qual effusione di lacrime!
Se il mio pensiero le sfiorasse il seno,
la brucerei con i miei desideri,
o se inavvertitamente il suo seno si scoprisse,
con torbido occhio la fisserei.
Incommensurabile è il mio amore per lei,
come ella mi scorresse nelle vene.
La voglio io solo. Altri
non pretenda la sua passione! Quelle son colline mie..
Su di esse voglio far scorrere la mia mano,
per la mia diffidenza, per l’eccesso del mio amore.
L’amo io solo... Né mi nuoce
che le stelle raccontino la mia storia.
L’alba attinge alla sua luce,
il tramonto alla mia...
Finché tu resti mia, mio è il segreto della sera,
mie son queste lune.
Gli astri della notte son per me un manto,
Sulla palpebra dell’Oriente è il mio fazzoletto.





domenica 16 gennaio 2022

La pace è...

                                              La pace è l'unica battaglia 

                                      che vale la pena intraprendere

                                       (Albert Camus)


Ill: Hassan Massoudy

 

giovedì 30 dicembre 2021

Happy new hear


                                   eam jadid saeid 2022

sabato 20 novembre 2021

Che cos'è il "diffa"


Il diffa è il pasto che i marocchini offrono ai propri ospiti e, anche se può subire qualche variazione a secondo delle circostanze, l’atmosfera è sempre calda e gioiosa rallegrata da qualche gruppo locale di danzatori o cantanti folcloristici. In qualsiasi tipo di diffa, per raggiungere il posto a tavola si passerà su un tappeto sontuoso togliendosi prima le scarpe e poi ci si siederà su un divano che corre lungo una parete, con un tovagliolo sulle ginocchia. Sarà compito di una domestica portare un bacile di rame, una brocca, un asciugamano e un pezzo di sapone. A questo punto bisognerà tendere le mani e la domestica verserà dell’acqua, insaponerà, sciacquerà, asciugherà le mani e porgerà un asciugamano al vicino che compirà la stessa operazione. Ogni ospite poi, riceverà un pezzo di kesrah, un pane rotondo e saporito che servirà sia come cibo sia per aiutarsi nel pasto. Il piatto principale sarà servito in un grande vassoio rotondo di terracotta smaltata coperto da un coperchio conico sempre in terracotta o in vimini, secondo i casi, che servirà a mantenere caldo il cibo. Il tajine (una specie di stufato), il pollo al limone, il kebab (spiedini di carne) e anche il tradizionale cuscus si dovranno mangiare con le mani. Ci sono però ferree regole di etichetta da rispettare:
- aspettare che il padrone di casa abbia pronunciato le parole di rito ("bismi Allah"), con cui invoca la benedizione del cibo.
- usare solo le prime tre dita della mano destra (la mano sinistra è ritenuta impura), con destrezza prendere il cibo che si ha davanti e portarlo alla bocca aiutandosi anche con un pezzo di pane; i commensali mangiano senza posate e si utilizzano solo 3 dita perché “solo il diavolo mangia con uno, i profeti con due, il credente con tre”.
- Il cous cous si dovrà prendere con le dita e manipolarlo per qualche istante fino a farne una palla perfettamente sferica e infine con un rapido movimento del pollice si metterà in bocca. 


Ill: Rene Martin : "young Berber At The Tajine"

venerdì 22 ottobre 2021

Conoscere i Tuareg: la lingua



I Tuareg parlano una lingua propria e hanno una propria scrittura.

La lingua parlata dei berberi tuareg si chiama tamachek, mentre quella scritta prende il nome di tifinagh. Essa può essere scritta e letta in senso orizzontale da destra a sinistra, da sinistra verso destra, in senso verticale dall’alto al basso e dal basso all’alto ed anche trasversalmente in diagonale, da destra a sinistra e viceversa.

I caratteri derivano direttamente dal metodo di scrittura geroglifico degli Egizi,

cioè le lettere, oltre ad avere una valenza fonetica, presentano una valenza simbolica.

Le due linee verticali parallele sono la lettera I, dal valore astrale di terra.

La forma a C rovesciata è il fonema Iem, che rappresenta l’acqua l’intelligenza umana ed è l’anima del mondo.

La linea zigzagante è la lettera Ipsilon. Essa equivale alla scoperta, all’attesa di un responso; ha il valore umano dell’evidenza del fatto compiuto è il valore dell’azione di riuscita, di ottenimento del sapere. È lo sforzo dell’uomo per capire.

Il cerchio equivale al suono della nostra lettera R; è la rappresentazione astrale della luna, raffigura il sesso femminile e ha nell’azione la forza della fecondità.

Il cerchio con il punto centrale è il fonema S sibilante, mentre il cerchio raggiato con il punto ha il suono enfatico S’ad (inesistente nella lingua italiana). Esso ha il valore simbolico del sole, la forza virile e nell’azione è il principio fecondante.

La linea verticale è la lettera Nun, il suo valore simbolico è il cielo, la scienza e la potenza creatrice.

La croce è la lettera T, nella simbologia è la stella o le stelle, la verità e la beltà, punto di origine della sorgente (non solo il punto d’acqua ma anche la sorgente dei sentimenti).

È molto interessante constatare che tra i tuaregh è anche diffusa una sorta di lingua muta, trasmessa con i gesti delle mani, usata per messaggi segreti in particolari trattative commerciali o nelle relazioni amorose.   

mercoledì 25 agosto 2021

La poesia afghana di Nadia Anjuman

Magari 


       A voi, ragazze isolate del secolo condottiere silenziose

sconosciute alla gente voi, sulle cui labbra è morto il sorriso,
voi che siete senza voce in un angolo sperduto, piegate in due,
cariche dei ricordi, nascosti nel mucchio dei rimpianti
se tra i ricordi vedete il sorriso
ditelo:
Non avete più voglia di aprire le labbra,
ma magari tra le nostre lacrime e urla
ogni tanto facevate apparire
la parola meno limpida.

lunedì 2 agosto 2021

Una contrarietà peggiore


"Padre, ho perso le monete d'oro che mi avevi affidato" disse il figlio del mercante.

"Non importa "replicò il mercante. "Cerca piuttosto di non farlo sapere in giro."

"Perché?" domandò il giovane, stupito. 

"Perché puoi rimediare alla perdita dell'oro", disse il mercante, "ma non al sarcasmo della gente!".



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